Il commento di Stefano Ribaldi*

«Siamo stati iscritti al PCI»: generazione tra storia e disincanto

*autore e produttore TV.

«Siamo stati iscritti al PCI»: generazione tra storia e disincanto

di Stefano Ribaldi*

Era un tardo pomeriggio di oltre 20 anni fa, seduti attorno al tavolo del consiglio di amministrazione di una società comunale romana, di cui Chicco Testa era presidente e io consigliere di amministrazione. Mentre lo schernivo sulla fine degli ideali marxisti, Chicco mi elargì uno di quegli insegnamenti che io chiamo assoluti:

«Sappi che il più grande spreco del mondo è di non permettere a tutti di esprimere le proprie potenzialità».

Touchè, devo a lui l’aver compreso una delle chiavi di volta più importanti per interpretare la vita.

Per questo sono stato attratto subito dal suo ultimo e originale lavoro, il volume firmato da lui e Claudio Velardi, due a cui l’onestà intellettuale non manca di certo.

“Siamo stati iscritti al PCI” è un viaggio intellettuale dentro una stagione politica che ha segnato profondamente l’Italia del Novecento. Attraverso la forma del dialogo epistolare, i due autori ripercorrono esperienze personali, vicende collettive e passaggi cruciali della storia nazionale, offrendo al lettore una riflessione lucida e spesso sorprendente sul significato dell’impegno politico.
Entrambi protagonisti della vita pubblica italiana, Testa e Velardi condividono un passato comune nelle file del Partito Comunista Italiano. Da quella militanza giovanile prende forma una conversazione intensa, caratterizzata da ironia, sincerità e capacità di analisi. Le pagine non cercano assoluzioni né condanne definitive; al contrario, esplorano dubbi, convinzioni, errori e speranze che hanno accompagnato una generazione cresciuta all’ombra di una delle più importanti organizzazioni politiche dell’Europa occidentale.

Il volume attraversa oltre mezzo secolo di avvenimenti, intrecciando ricordi privati e trasformazioni pubbliche.

Emergono figure emblematiche come Enrico Berlinguer, ma anche dirigenti, amministratori, militanti e semplici iscritti che hanno contribuito a costruire l’identità italiana.

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è il rifiuto di qualsiasi lettura celebrativa. Gli autori guardano al passato con affetto umano ma senza indulgenza. La loro analisi si confronta con le contraddizioni del comunismo reale, con i limiti di una visione del mondo che la storia ha messo duramente alla prova. Ne emerge una riflessione matura sul rapporto tra ideali e realtà, tra appartenenza e libertà di pensiero. Il pregio maggiore dell’opera risiede proprio nella capacità di trasformare una vicenda personale in uno strumento di comprensione. Il confronto tra i due interlocutori investe questioni ancora attuali: il ruolo delle idee nella società contemporanea, il valore della partecipazione civile, la crisi delle grandi appartenenze e la ricerca di nuovi riferimenti culturali.

Più che un bilancio definitivo, “Siamo stati iscritti al PCI” appare dunque come un invito al confronto. Testa e Velardi restituiscono il ritratto di una stagione irripetibile della storia italiana, offrendo ai lettori l’opportunità di comprendere meglio non solo ciò che è stato, ma anche molte delle dinamiche che continuano a influenzare il dibattito pubblico del presente. Un libro che parla del trascorso, ma che dialoga costantemente con il nostro tempo da parte di due autori che hanno saputo guardare avanti con coraggio cogliendo il meglio del loro importante passato.

*autore e produttore TV