26ª edizione

Orta festival: la musica per un dialogo senza barriere

A fare da scenario alla rassegna saranno ancora una volta due luoghi simbolo del territorio: la Basilica dell’Isola di San Giulio, sospesa tra acqua e silenzio, e la Chiesa di Santa Maria Assunta di Orta San Giulio.

Orta festival: la musica per un dialogo senza barriere

Dal 3 al 19 luglio il Lago d’Orta torna a trasformarsi in uno dei luoghi più suggestivi della cultura musicale italiana.

La 26ª edizione di Orta Festival conferma infatti una vocazione che negli anni ha saputo distinguere la manifestazione nel panorama nazionale: coniugare l’eccellenza artistica con la forza evocativa di un territorio unico, dove musica, storia e paesaggio dialogano in perfetta armonia. Lontano dalle logiche dei grandi eventi spettacolari, il festival diretto da Amedeo Monetti continua a puntare sulla qualità delle proposte e sulla costruzione di percorsi musicali capaci di mettere in relazione epoche, linguaggi e sensibilità differenti. Non a caso il messaggio che accompagna questa edizione richiama la funzione universale della musica come strumento di incontro e di dialogo tra culture. A fare da scenario alla rassegna saranno ancora una volta due luoghi simbolo del territorio: la Basilica dell’Isola di San Giulio, sospesa tra acqua e silenzio, e la Chiesa di Santa Maria Assunta di Orta San Giulio.

Il programma si apre con un omaggio alla grande tradizione europea. L’Orta Festival Orchestra (nella foto) inaugurerà la manifestazione con «La morte e la fanciulla» di Franz Schubert nella celebre trascrizione per orchestra d’archi realizzata da Gustav Mahler, accostata a due Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach. Un confronto tra mondi musicali diversi ma accomunati dalla ricerca della bellezza e della profondità espressiva. Tra gli appuntamenti più attesi figura il ritorno del pianista Rossano Sportiello, interprete di riferimento dello stride piano e protagonista di una serata dedicata allo swing insieme al clarinettista Alfredo Ferrario. Di particolare rilievo anche la presenza del pianista Aleksandar Madzar, tra i più autorevoli interpreti europei della sua generazione, e del giovane Trio Sheliak, vincitore del Premio Abbiati 2024, a conferma dell’attenzione riservata tanto ai grandi maestri quanto ai talenti emergenti. Tra gli eventi di maggiore prestigio spicca il recital del clavicembalista francese Jean Rondeau, artista acclamato sui più importanti palcoscenici internazionali. Nella Basilica dell’Isola di San Giulio celebrerà i quattrocento anni dalla nascita di Louis Couperin con un viaggio nella raffinata tradizione musicale francese del Seicento e del Settecento.

Il festival renderà inoltre omaggio a Bruno Canino nel suo 90º compleanno. Il grande pianista italiano sarà protagonista, insieme a Raffaella Damaschi, di una serata dedicata al repertorio per pianoforte a quattro mani, con pagine di Bach, Kurtág, Schubert, Brahms e Fauré. La conclusione sarà affidata a due capolavori assoluti della musica da camera: il Quintetto K 515 di Mozart e il Quintetto op. 111 di Brahms. Un finale che riassume perfettamente lo spirito della manifestazione: celebrare la tradizione senza trasformarla in museo, restituendo alla musica la sua capacità di parlare al presente. «La musica d’arte, grazie al suo linguaggio universale e senza confini, può aiutarci concretamente a raggiungere l’obiettivo di creare dialogo e non barriere» afferma Monetti. Dopo 26 anni di attività, Orta Festival continua così a rappresentare un esempio virtuoso di diffusione culturale.