Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, fino al 5 ottobre, la prestigiosa mostra «My name is Orson Welles». Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l’esposizione conta più di 400 pezzi, alcuni mai esposti prima d’ora, provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema, e ripercorre la vita e la carriera del regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni. L’intento è di mostrare anche i lati meno noti ma altrettanto centrali di questo artista.
«Si rinnova il sodalizio con la Cinémathèque française, dopo l’esposizione dedicata a James Cameron – afferma Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema – Raccontare Orson Welles significa mettere a fuoco un cambio epocale nella settima arte e noi ci impegniamo a farlo con un occhio sempre più attento alle nuove generazioni».
«Orson Welles è piena incarnazione del cinema e ho motivo di ritenere che gli avrebbe fatto molto piacere occupare gli spazi del Museo Nazionale del Cinema di uno dei suoi paesi d’adozione, l’Italia» racconta Frédéric Bonnaud. «Siamo molto felici di ospitare questa mostra, che è concepita come un viaggio nell’universo di un artista che ha ancora molto da dirci – sottolinea Carlo Chatrian, direttore del Museo – La libertà e la spregiudicatezza con cui Orson Welles si è mosso tra discipline diverse, attraversando i continenti con quella lucidità di sguardo che solo gli stranieri hanno, lo avvicinano ai giovani nati nel nuovo millennio. Se il cinema per tutto il Novecento ha spinto in direzione del mimetismo del reale, Welles ha percorso la strada opposta, quella dell’illusione, del trucco, della finzione che raggiunge un altro livello di verità. Ringraziamo la Cinémathèque française e il suo direttore per averci dato l’occasione di far conoscere meglio questo artista totale, dalla sua dimensione politica alle sue numerose sperimentazioni, dalle sue provocazioni teatrali al suo trasformismo».
Con «Quarto Potere» Welles ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico, in «La signora di Shanghai» ha creato la sequenza più ipnotica della storia del cinema, con «F come falso» ha anticipato il mockumentary, il suo «Falstaff» resta il miglior adattamento di Shakespeare di sempre.
Regista, attore, autore, illusionista, narratore radiofonico e sperimentatore del linguaggio visivo e sonoro, Welles ha fatto della trasformazione una vera e propria cifra poetica. Maschere, travestimenti e identità multiple attraversano la sua opera: il suo stesso volto diventa lo spazio di un’invenzione continua. Questa mostra propone un ritratto completo e articolato di Orson Welles, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire un protagonista assoluto del Novecento e di entrare nel cuore del suo universo artistico.
L’esposizione presenta diversi elementi di grande impatto che rendono questa rassegna una vera e propria immersione nel mondo poliedrico di Welles; il cinema si rivela come arte dell’illusione: non semplice “finzione”, ma strumento per interrogare la verità delle immagini.
Il visitatore viene accolto da tre schermi in tripolina sospesi a 18 metri di altezza intorno all’ascensore panoramico che esaltano la dimensione ipnotica della sequenza più citata nella storia del cinema, la scena degli specchi in La signora di Shanghai. Sempre nell’Aula del Tempio, un’installazione dedicata a Rosabella (Rosebud) immerge il visitatore nell’atmosfera di Quarto Potere mentre la chapelle dedicata al Caffè Torino si trasforma nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles nel 1938 aveva spaventato i radioascoltatori con la sua «La guerra dei mondi».
La mostra si sviluppa sulla rampa elicoidale ed è suddivisa in 5 aree tematiche (1915-1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L’inizio dei guai; 1947-1968 Una star in Europa; 1969-1985 Un re senza regno) che e offrono uno sguardo approfondito su una delle figure più innovative e controverse della storia del cinema, restituendo al pubblico la complessità di un artista difficile da incasellare.
La mostra espone poi per la prima volta le tavole disegnate e colorate da Guido Crepax, dedicate a La Storia immortale, racconti di Karen Blixen messo in scena da Welles.
Particolare risalto è stato dato al rapporto tra il cinema di Welles e il tema dell’illusione.
Per tutta la durata della mostra verranno organizzate delle iniziative per il pubblico, visite guidate dedicate, attività per le scuole e proiezioni al Cinema Massimo.