di Stefano Ribaldi*
Qual è il limite tra sogno e realtà? L’epica russa ha utilizzato il “risveglio” per marcare la sua soglia così come anche Lewis Carroll in Alice nel paese delle meraviglie, mentre nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung rappresenta il confine fra la conoscenza oggettiva e inconscio, un percorso di individuazione, ovvero un processo tramite cui si diventa pienamente coscienti di sé stessi. Esso coincide con la consapevolezza interiore, superando l’illusione delle maschere sociali e affrontando il proprio io nascosto.
E’ proprio questo il tema che impegna Barbara Pietrasanta (nata a Milano l’11 settembre 1961, è un’artista e pubblicitaria, insegna Visual Design alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti) nei suoi dipinti, come ci ha mostrato nella mostra «Risvegli» esposta nella bellissima Sala Veratti di Varese nello scorso mese di aprile. Il tema del risveglio come momento sospeso che intercorre tra il mondo estatico della notte e l’inesplorato sopravvento del giorno.
Il visitatore si può addentrare nelle tele di Barbara Pietrasanta che ritraggono in prevalenza figure femminili, avvolte in lenzuola mentre si svegliano dal sonno, distese su pavimenti monocromi con la presenza di una tazzina di caffè che le accompagna fino alla realtà mondana e oggettiva. I colori tenui e le pose femminili le rivelano come colte nell’attimo fuggente del qui e ora, situazione che mette in forte relazione emotiva l’opera con lo spettatore.
L’allestimento della mostra di queste figure collocate sui pannelli perimetrali della sala Veratti ha permesso una straordinaria congiunzione e un dialogo visivo di forte impatto tra la contemporaneità dei 20 lavori presentati dall’artista e gli antichi affreschi delle pareti e della volta della sala che sembrano osservare con ammirazione le tele, tanto da ricreare un effetto scenico del tutto avvolgente.
La tazzina del caffè è il tonico irrinunciabile nella realtà del mondo, un viatico corroborante per l’aldiquà. Le donne ritratte paiono domandarsi quale sarà il proprio destino nel giorno che comincia: dimensione futura dell’esistenza che le aspetta.
Le protagoniste di questo ciclo sono soprattutto giovani ragazze, che aggiungono un tono autobiografico al risultato finale per la sensibilità femminile di saper guardare nell’intimo.
Le forme sono quelle tipiche di tutta l’arte della Pietrasanta con una studiata resa delle lenzuola avvolgenti che lasciano trasparire le anatomie di nudi nascosti, in un moderno e originale impiego del tema millenario del panneggio, del movimento e della luce che ne determina.
La declinazione cromatica è definita da colori mai accesi, disposti con studiata tonalità, virata su azzurri, grigi, bianchi con atmosfere intime e pervadenti.
Una esposizione artistica “emozionante” nel senso letterale del termine che ci riappacifica con il mondo interiore ed esteriore in questo difficile momento per l’umanità.
*autore e produttore tv