di Stefano Ribaldi*
All’ex ospedale militare di Baggio, durante il Fuorisalone 2026 (terminato il 26 aprile con davvero un grande successo per quanto riguarda il numero di visitatori), ha preso vita uno degli eventi più suggestivi della Design Week milanese: «Alcova».
Il grande complesso abbandonato si è trasformato per alcuni giorni in un laboratorio aperto, dove architettura decadente e creatività contemporanea hanno convissuto in modo sorprendente, traducendo la materia in innovazione. Padiglioni, corridoi, cortili e spazi dimenticati sono stati riattivati e resi accessibili al pubblico, che ha potuto esplorarli liberamente senza un percorso prestabilito.
Abbiamo chiesto a Daniela Riva, fra le più brillanti giovani artiste, italo-ceca, formata all’Accademia di Brera, con una vocazione internazionale di rilievo e con una capacità di spaziare dalla scenografia al disegno, dalla divulgazione e l’insegnamento alla progettazione digitale, di raccontarci alcune delle opere esposte che l’hanno più impressionata.
«Tra le più suggestive ho trovato quelle nel Tempio: progetti pensati espressamente per il luogo come Frogs Insearch of Wetlands di Matilde Arletti e il collettivo La Dalle, e Feast for Rats di July Chavaz e Angelique Kuenzle che mettono in scena ecologie interspecie suggerendo che il futuro urbano dipenderà dalla cooperazione più che dalla competizione. Gli artisti articolano pratiche di sopravvivenza e immaginazione con possibili alternative ecosistemiche al di là dei toni catastrofici nella forma di una narrazione riformativa delle relazioni di prossimità e vulnerabilità con il non-umano. Nella lavanderia abbiamo ammirato i contributi della Umprum Academy of Arts di Praga collegati anch’essi alle tematiche della sostenibilità ecologica e del riciclo come quello di Sarkazeydovà giovanissima designer che lavora sul valore affettivo degli oggetti trasformando lo scarto in archivio emotivo, o Miloslav Chytil con il progetto Bobbin che sviluppa materiali riciclabili a partire da rifiuti di poliuretano espanso; sebbene questo materiale sia difficile da riutilizzare l’oggetto è progettato per una completa rigenerazione.
Molto potente è anche il progetto della designer inglese Faye Toogood, che ha occupato alcune camere dell’ex degenza con arredi scultorei in materiali grezzi come gesso e metallo. Gli oggetti sembrano quasi emergere dalle pareti, in dialogo con l’usura degli ambienti».
Queste installazioni hanno reso Alcova a Baggio un’esperienza dove ogni intervento sfrutta il carattere incompiuto e stratificato dell’ex ospedale, trasformandolo in un vero dispositivo creativo.
Dopo il successo delle Olimpiadi Milano, è diventata il salotto della creatività fra design, arredamento e arte, lasciando aperta una domanda: come vogliamo abitare il futuro?
Tra sperimentazione, tradizione e tecnologia, la progettazione torna a essere strumento critico oltre che estetico con la materia al centro dell’attenzione speculativa.
Non solo oggetti, ma visioni: perché elaborare oggi significa soprattutto immaginare domani.
*autore e produttore tv