di Stefano Ribaldi*
Il Castello di Postignano è un villaggio nel cuore della verde Umbria, fondato all’inizio del 1600 dai suoi stessi abitanti, contadini e artigiani. Aveva la funzione di postazione di controllo con una torre di osservazione nella parte più alta del pendio collinare, al crocevia tra Spoleto, Norcia, Foligno e Assisi, centro nevralgico della lavorazione e del commercio di ferro e canapa.
Del tutto abbandonato dagli anni ’60, il Castello è formato per lo più da alte case-torri con abitazioni nei vari livelli raggiunte da giochi di scale esterne e interne. Negli anni ’70 attirò l’attenzione dell’architetto e fotografo Norman Carver che nel suo libro “Italian Hilltowns” lo definì l’archetipo dei siti d’altura italiani.
I decenni di abbandono comportarono la perdita di tutti i solai in legno e il furto di numerosi pezzi di pietra pregiati, conci di archi, stipiti e pure interi portali.
Gennaro Matacena, imprenditore, architetto e museologo, non era nuovo a restituire splendore a beni e opere del passato: a Palermo il Palazzo Abatellis, a Napoli la Rete Museale napoletana, a Venezia Ca’ Rezzonico. Matacena comprese ben presto che nonostante il degrado il borgo parlava ancora: la sfida era rigenerarlo integrando antico e moderno condizione essenziale per renderlo accogliente, restituendolo a nuova vita.
Ne acquistò la proprietà delle case e iniziò l’opera di restauro coadiuvato dall’architetto Matteo Scaramella al fine di riconsegnare al paese l’aspetto originario.
Così ebbe inizio il rinascimento di Postignano: le mura sono state consolidate. I solai sono stati realizzati in legno incamiciato con cordoli metallici di rinforzo; gli intonaci hanno seguito le irregolarità proprie delle pareti antiche; le facciate sono state trattate a raso-sasso. I selciati, prima inesistenti, sono stati realizzati con pietre del luogo. Sono state inserite le reti tecnologiche prima assenti come acqua, fognature, energia elettrica, gpl e fibra ottica, nascoste da tombini rivestiti con la stessa pietra dei selciati; gli arredamenti sono stati frutto di attenta scelta di mobilia della tradizione umbra, ricercati per l’intera regione per mantenerne lo stile.
Il sisma del 2016 che ha distrutto la basilica di Norcia distante pochi chilometri, non ha provocato alcun danno a Postignano.
Oggi il Castello è diventato un laboratorio pubblico – privato infatti non è altro che una frazione del comune di Sellano, le cui strade sono libere, mentre dei 59 appartamenti ristrutturati dodici sono stati venduti a residenti temporanei o permanenti, mentre gli altri sono utilizzati come relais con tutti i dovuti servizi: ristorante, wine bar, bottega oppure alloggi per il personale.
Postignano è un progetto che ha nella vocazione culturale la sua cifra caratteristica. Ogni anno si svolge la rassegna “Un Castello all’Orizzonte”, animando il paese dalla primavera all’autunno con un fitto calendario di appuntamenti e di ospiti, come Giuseppe De Rita, Daniel Pennac o il compianto maestro Ezio Bosso.
Gli eventi sono pensati per favorire l’incontro diretto tra ospiti e pubblico. Particolare rilievo assume il Postignano Music Festival, inserito nel calendario della rassegna.
Le antiche case in pietra si trasformano così in spazi dedicati alla creatività: un esempio virtuoso di accoglienza in un luogo storico.
*Autore e produttore TV