A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella (1918–2006), Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana e internazionale del Novecento; curata da Alberto Fiz, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista, restituendo la complessità e l’attualità di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea. L’esposizione, visitabile fino al 13 settembre, riunisce oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private offrendo una lettura ampia e articolata dell’incessante ricerca artistica di Rotella, dal 1945 al 2005.
Il décollage, nelle sue diverse declinazioni, resta il filo conduttore della mostra. Gesto-simbolo radicale della poetica di Rotella, lo strappo si impone come atto assoluto e dirompente: un gesto al tempo stesso estetico e politico, capace di aprire nuovi varchi alla percezione e di mettere a nudo la verità nascosta dietro le immagini del consumo. Questo desiderio di andare oltre la superficie, indagando la materia nei suoi aspetti più profondi, conduce l’artista negli anni Ottanta verso le sovra pitture, in dialogo con il ritorno alla pittura che caratterizza molte esperienze europee, tra cui la Transavanguardia, senza rinunciare al confronto con il graffitismo, così come negli anni Sessanta aveva saputo misurarsi con la Pop Art.
La mostra dedica, inoltre, uno spazio alle tele emulsionate in bianco e nero realizzate durante gli anni di piombo, in cui Rotella abbandona l’universo delle celebrities per confrontarsi con uno dei momenti più drammatici della storia italiana. Ne nasce una sorta di personale reportage visivo costruito non sulla realtà diretta, ma sulle immagini restituite dai media, filtrate e rielaborate attraverso il suo linguaggio artistico. Non manca infine un riferimento a Genova città nella quale Rotella ha realizzato per l’ultima volta Il rito della lacerazione, una performance strappando i manifesti dai muri, compiuto nell’ottobre 2004 in occasione della mostra Arti e architettura 1900-2000 curata da Germano Celant per Palazzo Ducale. Un raro frammento dell’happening viene presentato in mostra insieme a fotografie e a un documento filmato dell’evento.
«Mimmo Rotella è stato uno straordinario innovatore e sperimentatore. La sua è stata un’arte fortemente internazionale, capace di precorrere e confrontarsi con le grandi tendenze artistiche del Secondo Novecento, a partire dalla pop art» commenta Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi Eventi.