Alla Reggia di Venaria

Gennaro Regina reinterpreta le antiche carte geografiche

La mostra «Torino in the Box» fino a ottobre.

Gennaro Regina reinterpreta le antiche carte geografiche

Tra le molteplici traiettorie che caratterizzano la programmazione della Reggia di Venaria, sempre più orientata al dialogo tra patrimonio storico e ricerca contemporanea, si inserisce «Torino in the Box», la mostra che fino al 4 ottobre porta nelle Sale dei Paggi il lavoro di Gennaro Regina. Artista e designer napoletano, erede di una storica famiglia di editori d’arte e librai antiquari, Regina costruisce da anni una ricerca che trova nelle carte geografiche antiche, nelle incisioni e nei documenti d’archivio la materia prima di una personale operazione di riscrittura visiva.
L’esposizione, curata da Walter Guadagnini, raccoglie 33 opere tra lavori originali, riproduzioni e un’installazione ambientale. Più che una mostra antologica, «Torino in the Box» appare come una mappa sentimentale, un atlante immaginario in cui geografie reali e paesaggi interiori finiscono per sovrapporsi. Regina interviene su supporti storici con collage, pittura e innesti iconografici, trasformando la cartografia in un dispositivo narrativo capace di generare nuove letture del territorio e della memoria. La pratica dell’artista si fonda su una tensione apparentemente contraddittoria: da un lato la conservazione, dall’altro la trasformazione. Le antiche mappe non vengono trattate come reliquie da preservare nella loro integrità, ma come superfici vive, aperte all’intervento contemporaneo. Il gesto pittorico rompe la neutralità documentaria del supporto e introduce una dimensione emotiva che sposta il significato dell’opera dal piano della rappresentazione a quello dell’esperienza. A dominare gran parte del percorso è il Vesuvio, autentica ossessione iconografica di Regina. Più che soggetto, il vulcano agisce come un segno identitario, una sorta di autoritratto simbolico attraverso cui l’artista misura il rapporto con la propria città e con la propria storia. Il Vesuvio compare ovunque: emerge dalle mappe, invade le vedute urbane, si trasforma in metafora di energia creativa, di fragilità, di rinascita. E’ il punto da cui tutto sembra originare e verso cui tutto ritorna. L’aspetto più interessante della mostra risiede però nel dialogo che Regina costruisce tra Napoli e Torino. L’opera che dà il titolo all’esposizione mette in scena questo incontro attraverso una sovrapposizione di simboli e paesaggi: la Mole Antonelliana, il Monviso, la città storica e l’immaginario vulcanico dell’artista convivono all’interno di una stessa narrazione visiva. Non si tratta di un semplice omaggio alla città ospitante, ma di un tentativo di costruire un ponte culturale tra due identità urbane profondamente diverse eppure accomunate da una forte dimensione simbolica.
La mostra assume inoltre un valore particolare per la dedica a Luca Beatrice, critico torinese che nel 2019 aveva curato Vesuvio in the Box, progetto da cui questa nuova esposizione trae origine. Il riferimento non ha carattere commemorativo in senso stretto; piuttosto diventa il pretesto per riflettere sulla continuità delle relazioni culturali e sul ruolo della critica come spazio di incontro tra artisti, opere e pubblico. Nel contesto monumentale della Venaria, il lavoro di Regina trova una collocazione efficace. Le Sale dei Paggi amplificano il dialogo tra passato e presente che attraversa l’intero progetto, mentre la stratificazione storica della Reggia entra in risonanza con quella delle carte antiche utilizzate dall’artista. Ne emerge una mostra che evita la retorica nostalgica e utilizza l’archivio come materia viva, confermando come la memoria, quando viene sottoposta a un processo di reinvenzione, possa ancora produrre nuove immagini e nuovi racconti del contemporaneo.