Preparativi per il trentennale del museo

Fondazione Accorsi-Ometto Torino: acquisizioni e nuova WebApp del Museo

Tra le acquisizioni più significative figura anche un trittico con Crocifissione e Santi della Bottega degli Embriachi (1390-1400), preziosa testimonianza dell'arte tardomedievale (nella foto), finora poco rappresentata nelle collezioni del Museo.

Fondazione Accorsi-Ometto Torino: acquisizioni e nuova WebApp del Museo

La Fondazione Accorsi-Ometto guarda al trentennale del Museo di Torino, in programma tra il 2029 e il 2030, con un percorso di rinnovamento che punta su nuove acquisizioni e su una rinnovata identità culturale. Negli ultimi anni la collezione permanente si è arricchita di opere che spaziano dal XV all’inizio del Novecento. Dopo l’ingresso di due coppe in maiolica di ambito faentino del Cinquecento e di un cofanetto con scene di giochi cavallereschi dell’Italia nord-orientale, la Fondazione ha acquisito una Natività del 1500 circa, attribuita a un pittore vercellese, probabilmente della famiglia Oldoni. L’opera, individuata sul mercato antiquario grazie agli studi condotti durante una mostra dedicata a Giovanni Antonio Bazzi, è stata ricondotta correttamente all’ambito piemontese, evitando che finisse all’estero.

Tra le acquisizioni più significative figura anche un trittico con Crocifissione e Santi della Bottega degli Embriachi (1390-1400), preziosa testimonianza dell’arte tardomedievale (nella foto), finora poco rappresentata nelle collezioni del Museo. Di grande interesse anche i nuovi ingressi della manifattura Ginori di Doccia: rarissime tazze per le prove del colore blu (1740-1745), presenti solo al Museo Ginori di Sesto Fiorentino, una tazzina traforata in porcellana bianca, unico esemplare conosciuto del genere, e due vasi in vetro con coperchio utilizzati per conservare i campioni di terre impiegati nella produzione della porcellana. Completano le acquisizioni quattro bozzetti di Francesco Gonin, studi preparatori per gli affreschi della Sala delle Guardie del Corpo di Palazzo Reale di Torino (1847), e il Ritratto della madre di Carlo Levi, datato 1930.Il direttore Luca Mana sottolinea come queste novità, insieme alla nuova web app e al progetto del Complesso di Sant’Antonio, rappresentino il primo passo verso il trentennale del Museo. L’obiettivo è trasformare la Fondazione in uno spazio dinamico e aperto al confronto, «non un tempio accessibile a pochi, ma un foro», ispirato alle piazze rinascimentali italiane. Il Museo ha inoltre avviato una collaborazione con la startup finlandese Reveel, che mette a disposizione dei visitatori una web app con contenuti testuali e audio sulle collezioni permanenti e sulle mostre temporanee in 63 lingue, migliorando l’accessibilità e l’esperienza di visita. Guardando al futuro, la Fondazione presenta anche l’ambizioso progetto di recupero del Complesso di Sant’Antonio. Attraverso un importante intervento di restauro saranno valorizzati il Museo e gli spazi dell’antico complesso di Sant’Antonio Abate, nato nel Seicento per accogliere i viandanti diretti in città. L’obiettivo è restituire questo luogo alla collettività trasformandolo in una nuova porta culturale di Torino, capace di raccontare e promuovere le eccellenze del territorio a livello nazionale e internazionale.