Il commento di Stefano Ribaldi*

«Contro il fatalismo», la lezione inquieta di David Foster Wallace

*autore e produttore TV.

«Contro il fatalismo», la lezione inquieta di David Foster Wallace

di Stefano Ribaldi*

Ho sempre amato Foster Wallace, sarà per la condivisione della passione per il tennis come magia, sarà per quella scrittura che arriva diretta come una composizione mozartiana ma sempre con un contenuto pensato e mai scontato, ritengo che sia il letterato più innovativo degli ultimi 40 anni, degno erede della famiglia di Steinbeck ed Hemingway.

Leggere David Foster Wallace significa quasi sempre accettare una sfida perché dietro ogni pagina si nasconde una domanda scomoda: quanto siamo davvero liberi di scegliere? “Contro il fatalismo”, il nuovo volume che riporta in libreria la voce dello scrittore, parte proprio da qui, da uno dei problemi più antichi della filosofia, per trasformarlo in una riflessione sorprendentemente contemporanea.

Il testo nasce dal lavoro universitario di un Wallace poco più che ventenne, quando ancora non esisteva l’autore di “Infinite Jest”, ma erano già presenti alcune delle ossessioni che avrebbero attraversato tutta la sua opera. Al centro c’è il fatalismo: l’idea che ciò che accadrà sia, in qualche modo, già disposto e che quindi le nostre decisioni abbiano un peso molto minore di quanto immaginiamo.

Wallace affronta il problema attraverso la logica e la filosofia del linguaggio. Il punto di partenza è la celebre argomentazione del filosofo Richard Taylor, secondo la quale, se una proposizione relativa al futuro è già vera o falsa, allora il futuro sembrerebbe essere inevitabilmente determinato. Se è vero oggi che domani compirò una determinata azione, come potrei domani scegliere di non compierla? Dietro questa costruzione teorica appare qualcosa di molto più interessante: il giovane Wallace sta difendendo la possibilità della scelta.

E’ qui che il libro acquista un significato che supera la disputa accademica. Wallace cerca di dimostrare che dal fatto che un evento futuro possa essere descritto come vero non deriva necessariamente che quell’evento sia inevitabile. Tra ciò che possiamo affermare e ciò che necessariamente deve accadere esiste uno spazio, ed è precisamente in quello spazio che può collocarsi la libertà umana.

Riletto oggi, conoscendo il percorso successivo dello scrittore, «Contro il fatalismo» assume quasi il valore di un laboratorio. Vi si riconosce già l’insofferenza per le risposte troppo semplici, il bisogno di smontare i meccanismi nascosti dietro le parole e soprattutto la convinzione che l’individuo non possa rinunciare alla propria responsabilità.

Chi cerca l’ironia, la vertigine narrativa e l’umanità dolente delle sue opere maggiori potrebbe trovare questo libro persino ostico. E’ però un documento prezioso per capire come nasce il suo pensiero.

Per Wallace il contrario del fatalismo non è l’ottimismo. E’ qualcosa di più difficile: accettare che le nostre scelte contino e quindi assumersi la responsabilità di compierle.

*autore e produttore TV