Il commento di Stefano Ribaldi*

Andrea Camilleri e Georges Simenon: le loro sensibilità comuni

*autore e produttore TV

Andrea Camilleri e Georges Simenon:  le loro sensibilità comuni

di Stefano Ribaldi*

Ho avuto la fortuna di lavorare con Andrea Camilleri per alcuni documentari prodotti per la Rai. Adoravo il suo incedere lento, già anziano, che portava sulle spalle il peso di una cultura non solo propria, ma quella millenaria dell’intera Sicilia dai fenici agli arabi, dai normanni all’unità d’Italia fino alla realtà contemporanea. Mi fece conoscere i testi delle commedie di Pirandello chiosati da Carlo Emilio Gadda, suo predecessore come responsabile dei “mitici” sceneggiati radiofonici, mi raccontò dei suoi scontri con i direttori dei canali televisivi che non amavano il teatro poiché a dir loro era “sempre uguale”. Camilleri con quella sua umile sagacia pronto gli rispondeva «direttore anche far l’amore è sempre la stessa cosa…», in perfetta cadenza affaticata. Non ho mai amato particolarmente i suoi gialli, sono troppo lontano dalle dinamiche investigative per carenza, quasi patologica, di attenzione personale, tanto da far fatica anche a seguire il “crime” delle serie tv. Non potevo, però, che essere entusiasta nel leggere i suoi saggi, meravigliosi spaccati di vita vissuta, prova della sua indomabile generosità intellettuale. “Conversazioni su Tiresia”, la sua ultima fatica, è quella che più fa comprendere il Camilleri uomo: l’indovino cieco della mitologia greca, reinterpretato in chiave personale. E’ cieco ma “vede” più degli altri, metafora della sua stessa condizione; è testimone dei drammi umani, non semplice profeta; è depositario di memoria, saggezza e disincanto; infine, ha una sensibilità quasi femminea.
Quest’ultimo aspetto lo avvicina all’opera di Georges Simenon “La Vecchia” riedita in questi giorni da Adelphi, uno dei romanzi più intensi e inquietanti della produzione non maigrettiana. Al di là di una prosa sempre attentissima nella descrizione dei caratteri e dei dettagli, che permette al lettore di immergersi negli ambienti dell’opera vivendoli in prima persona, tanto da rendere il suo climax davvero soffocante, il racconto pone il raffronto fra quattro figure femminili contrapposte fra loro ma sostanzialmente sovrapponibili. Ognuna ha una sua storia, ma le loro verità si mischiano nel microcosmo personale, con una introspezione psicologica fatta di valori che ogni volta vengono messi in discussione dalla fragile routine quotidiana portando in superficie tensioni, rancori e responsabilità collettive. Sorprende la capacità di Simenon di osservare e intercettare l’emotività e i sentimenti femminili con una finezza veramente rara per un autore maschile. “Un gioco complicato, pieno di sottigliezze, di sfumature”, in cui le quattro protagoniste “erano le sole a conoscere le regole”.
Una storia fatta di silenzi più che di passioni, frasi brevi, dialoghi tesi, descrizioni essenziali, la prosa scarna amplifica l’atmosfera claustrofobica, ma restituisce al lettore il piacere di riflettere per comprendere che il male non è mai solo individuale, ma nasce dall’indifferenza collettiva.

*autore e produttore TV