di Micol Baronio
Quando si parla di vitamina C, il pensiero corre quasi sempre al raffreddore, all’influenza o alla classica spremuta d’arancia. In realtà, secondo il biologo nutrizionista ed esperto di sicurezza alimentare Fabio Busacchini, questa vitamina rappresenta uno dei pilastri della salute umana e la sua importanza va ben oltre il sostegno alle difese immunitarie.
La vitamina C, infatti, è coinvolta nella produzione del collagene, la proteina che costituisce la struttura di pelle, gengive, ossa, tendini, cartilagini e vasi sanguigni. Partecipa, inoltre, alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, sostiene i processi energetici e contribuisce al corretto funzionamento dei sistemi di depurazione dell’organismo.
Eppure, nonostante la disponibilità di frutta e verdura durante tutto l’anno, le carenze sembrano essere sempre più frequenti. Busacchini osserva come una larga parte delle persone che si rivolgono al suo ambulatorio presenti insufficienze di vitamine e minerali, spesso senza esserne consapevole.
Tra le principali cause vi sono lo stress cronico, che aumenta il consumo di micronutrienti, e la progressiva perdita di qualità nutrizionale degli alimenti. Diversi studi hanno, infatti, documentato una riduzione del contenuto di vitamine e minerali in molti prodotti agricoli rispetto al passato. Le coltivazioni intensive, l’impoverimento dei terreni e la ricerca di rese produttive sempre maggiori avrebbero contribuito a diminuire la concentrazione di nutrienti essenziali presenti in frutta e ortaggi.
A questo si aggiunge un altro fattore spesso sottovalutato: il tempo che trascorre tra la raccolta e il consumo. La vitamina C è particolarmente sensibile all’ossigeno, alla luce e al calore. Dal momento in cui un frutto o un ortaggio viene raccolto, iniziano processi di degradazione che riducono progressivamente il contenuto vitaminico. Per questo motivo, oltre al concetto di chilometro zero, diventa importante anche quello di “tempo zero”, privilegiando prodotti freschi e consumati rapidamente.
Particolarmente significativo è il ritorno di casi di scorbuto, la malattia provocata da una grave carenza di vitamina C. Una condizione che sembrava appartenere al passato e che oggi viene nuovamente segnalata, soprattutto nei bambini con alimentazioni povere di vegetali freschi e ricche di alimenti ultra-processati.
Peperoni, broccoli, cavolo rosso, rucola, kiwi, agrumi e frutti di bosco restano tra le principali fonti naturali di vitamina C. Tuttavia, il messaggio che emerge è più ampio: non esiste prevenzione senza un adeguato apporto di vitamine e minerali. La vitamina C non è semplicemente la vitamina del raffreddore, ma una molecola indispensabile per la salute dei tessuti, per l’equilibrio dell’organismo e per il mantenimento delle sue funzioni vitali.