Dal 2017 Istat ha iniziato a rilevare dati relativi al Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza: è in aumento il numero delle donne che iniziano un percorso per liberarsi dalla violenza (+12,1% nel 2024 rispetto all’anno precedente).
Nel 2024, si sono rivolte ai Cav 61.370 donne, in media 169 donne per Cav, con valori più alti nel Nordovest (241) e nel Nordest (238) e più bassi al Sud (72). Sono poco più di 36.400 le donne che hanno affrontato nel 2024 il loro percorso di uscita dalla violenza con l’aiuto dei Centri antiviolenza. Al 31 dicembre 2024, il 44,4% delle donne (circa 16.160) non ha concluso il suo percorso di uscita dalla violenza, il 17,9% ha raggiunto gli obiettivi del percorso, il 26,3% lo ha abbandonato e il 7,7% è stato inviato ai servizi territoriali per concluderlo; il restante 3,6% si trova in una situazione diversa dalle precedenti e non specificata. Le donne che sono state ricoverate per la violenza e che si sono rivolte al pronto soccorso hanno abbandonato il percorso di uscita dalla violenza nel 17,9% dei casi. L’autonomia economica e quella abitativa rappresentano due propulsori fondamentali per la nuova vita della donna.
Il contesto
Il 39,7% delle donne (circa 14.450) ha indicato di avere subito violenza economica, come per esempio l’impossibilità di usare il proprio reddito o di conoscere l’ammontare del denaro disponibile in famiglia; in altri casi invece le donne sono escluse dalle decisioni su come gestire il denaro familiare. Elevatissimo il numero di figli che assistono alla violenza subita dalla propria madre (79,2% delle vittime che hanno figli). Nel 24,7% dei casi, i figli stessi delle vittime subiscono violenza da parte del maltrattante. Solo il 18,7% dei provvedimenti di allontanamento o divieti di avvicinamento e/o di ammonimento sono stati ottenuti entro 7 giorni, un ulteriore 20,2% tra gli 8 e i 14 giorni, un dato stabile nel tempo. La quota restante ha richiesto un tempo maggiore che nel 12,3% dei casi ha superato i due mesi.
L’identikit delle vittime
Aumenta nel tempo il numero di donne con disabilità che si rivolgono ai Cav: erano circa 1.150 nel 2020 e arrivano a più di 2.800 nel 2024, con un incremento del 145%. Il 5,3% ha una difficoltà di tipo sensoriale, il 13% una difficoltà motoria, il 14,7% una difficoltà intellettiva e il 73,6% ha un’altra tipologia di difficoltà. Rispetto al totale delle donne, per quelle con disabilità si osserva una percentuale maggiore di violenze perpetrate da un altro familiare o parente (16,7% contro il 10,7% del totale delle donne) e di quelle subite fuori dall’ambito familiare e di coppia (14,5% contro il 9,7%).
Sono poco più di 9.800 le donne straniere, mediamente molto più giovani delle italiane, che nel corso del 2024 stanno facendo un percorso di uscita della violenza. Le straniere sono più di frequente vittime di violenze fisiche e sessuali: il 75,4% ha subito una violenza fisica, il 55,9% una minaccia, il 14,4% ha subito uno stupro o tentato stupro; a queste va aggiunto il 15,6% di donne che ha subito altre tipologie di violenze sessuali.
I Centri e gli accessi
Nel 2024 le donne vittime di violenza hanno potuto contare su un’offerta di 409 Centri antiviolenza attivi sul territorio italiano, distribuiti nel 37,2% dei casi nel Nord (22% nel Nordovest, 15,2% nel Nordest), nel 30,6% nel Sud (125), nel 21% nel Centro (86) e nell’11,2% nelle Isole (46). Le regioni in cui si concentra il maggior numero di Cav attivi, in termini assoluti, sono la Campania (64, pari al 15,6% del totale), la Lombardia (57, 13,9%) e il Lazio (45, 11%). Rapportando i Centri attivi alla popolazione femminile residente, l’offerta di Centri antiviolenza in Italia è pari a 0,14 ogni 10mila donne, più alta nel Sud (0,18) e più bassa nel Nordovest (0,11) e Nordest (0,11).
L’analisi mostra che i Centri antiviolenza operano su aree di competenza comunale o intercomunale (45,3%), mentre un ulteriore 33,8% si estende a livello provinciale o interprovinciale. Una quota minoritaria (20,9%) dichiara invece una competenza regionale o interregionale. A sostenere il lavoro dei Centri sono 6.994 lavoratrici, di cui 3.390 (48,5%) prestano il proprio servizio in forma esclusivamente volontaria. L’apporto del lavoro volontario raggiunge valori più alti tra i Cav del Nordovest (59,7%) e delle Isole (54,1%).
Il personale
In ogni Centro operano mediamente 19 operatrici, valore che è massimo nel Nordovest (28,6) e minimo al Sud (11,3). Diversi i profili professionali: le coordinatrici e/o responsabili e le operatrici di accoglienza sono presenti rispettivamente nel 98,1% e 98,4% dei casi, così come le psicologhe (95,9%) e le avvocate (94,8%); seguono profili come quelli dell’assistente sociale (59,6%), educatrice (54,9%), mediatrice culturale (44,5%), orientatrice al mercato del lavoro (50,3), fino al personale sanitario (10,4%). Inoltre, quasi tre quarti (73,9%) dei Cav hanno figure che si occupano del lavoro amministrativo, il 57,9% può contare anche su esperte che si occupano di comunicazione, a testimoniare il lavoro che i Centri fanno nel settore della prevenzione e formazione, e il 33% dei Cav ha figure che svolgono il profilo di ausiliaria. Al Nordovest è più elevata la presenza delle operatrici, il Sud impegna più psicologhe e assistenti sociali, le Isole si contraddistinguono per la maggiore presenza di avvocate. Considerando tutte le figure professionali, ogni lavoratrice impegnata nei Cav si fa carico mediamente di circa nove donne che chiedono aiuto, la media sale a 10 nel Centro Italia. L’84,6% dei Cav ha organizzato corsi di formazione/aggiornamento specifici per il personale: il 96,1% dei Cav ha assicurato la formazione sull’approccio di genere e sulla metodologia dell’accoglienza, il 93,2% su come approcciare le vittime di particolari forme di violenza, come a esempio le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e i matrimoni precoci, il 79,9% sulla valutazione del rischio, il 77,9% sulla Convenzione di Istanbul e il 70,1% sui diritti umani delle donne.
Più di quattro Cav su cinque hanno attivato gruppi di mutuo-aiuto. 31 Cav (l’8,5% del totale dei rispondenti alla rilevazione) hanno anche ricevuto richieste di uno spazio neutro per l’incontro protetto tra figli e genitore maltrattante, con valori particolarmente elevati tra i Centri del Piemonte (38,1%) e del Molise (33,3%). I Cav a finanziamento esclusivamente pubblico costituiscono il 47%, con valore nettamente più alti al Sud (63,1%) e nelle Isole (61,3%).