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Una famiglia su tre non si può permettere di andare in vacanza

L’incidenza dei nuclei monoreddito con almeno un figlio a carico diminuisce, ma nell’estate 2025 tanti sono rimasti a casa.

Una famiglia su tre non si può permettere di andare in vacanza

Andare in vacanza d’estate, soprattutto per chi ha dei figli, non è solamente un momento di riposo dalle fatiche del lavoro e della vita quotidiana, ma è anche occasione di crescita personale. Tuttavia, soprattutto tra le famiglie in cui ci sono dei bambini, non sono poche quelle che nel 2025 sono si sono potute permettere di partire per motivi economici. Un’indagine di OpenPolis pubblicata di recente accende i riflettori proprio su questa situazione: oltre il 30% delle famiglie italiane con un bambino non si è potuto permettere di partire per le vacanze, e il dato aumenta superando il 50% per le famiglie dove i figli sono 3 o più. «Questa situazione – scrivono da OpenPolis – genera una disparità nelle occasioni di apprendimento rispetto ai coetanei che possono fare questo tipo di esperienze. Ciò comporta l’attivazione di un meccanismo intimamente connesso con quello della povertà educativa, da più punti di vista: un bambino che durante l’estate non ha la possibilità di viaggiare con la propria famiglia, visitare luoghi o anche solo trascorrere del tempo fuori casa ha maggiori probabilità di vedere limitati diritti fondamentali come quelli al gioco, al tempo libero e all’apprendimento. Una prerogativa, quest’ultima, che non si realizza solo tra i banchi di scuola».

Il quadro nelle nostre regioni di riferimento

Per avere un quadro della situazione bisogna fare i conti con quello che gli stessi estensori dell’indagine chiamano un «rischio concreto di sottostimare il fenomeno». Partendo dai numeri non si sbaglia, per cui si parte dalle famiglie monoreddito, per definizione quelle più fragili (o a rischio fragilità, in termini statistici). Oltre all’unica entrata, si è aggiunto il carico di almeno un minore di 6 anni d’età. Nelle nostre regioni la variazione tra il 2015 e il 2022 delle famiglie monoreddito è sostanzialmente stabile, non si registrano grosse oscillazioni, tranne alcuni casi isolati, come Livigno, dove nel 2015 le famiglie monoreddito avevano un’incidenza del 19,4% e nel 2022 sono passate al 24,4%. O Montano Lucino, in provincia di Como, dove si è passati da 41,2% al 45,4%. O Candiolo, in provincia di Torino, dove si è passati da 38,2% del 2015 al 41,6% del 2022, o ancora a Levanto, nello spezzino, dove si è passati dal 47,7% del 2015 al 49,7% del 2022.

La situazione generale

In totale, nei 2.340 comuni analizzati (quelli con almeno 5mila abitanti perché il dato potesse essere calcolato in modo significativo) , le famiglie monoreddito con almeno un figlio piccolo a carico diminuiscono in 1.098 comuni, mentre aumentano in 1.242. «Per quanto riguarda i capoluoghi, 39 sono in aumento mentre 73 sono in calo. La diminuzione più ampia si registra a Andria, passata dall’incidenza del 45,5% al 42,8% (-2,76 punti percentuali). Seguono Bologna (-2,23, da 45,2% a 43%) e Pescara (-1,94, tra 49,7% e 47,8%). Al contrario, sono maggiori gli aumenti registrati a Nuoro (2,08 punti percentuali, da 46,8% a 48,9%), Oristano (1,95, tra 47,0% e 48,9%) e Potenza (1,64, tra 43,9% e 45,5%)».