Ascoltare chi affronta la malattia per migliorare la continuità dell’assistenza: è il punto centrale del confronto che ha riunito in Piemonte esperti clinici e associazioni di pazienti sui percorsi di cura del tumore della prostata, nell’ambito dell’iniziativa realizzata con il contributo di Astellas Pharma.
Il tema riguarda una patologia ad alta diffusione: in Italia, nel 2024, sono state stimate circa 40.200 nuove diagnosi e 485.000 persone viventi dopo una diagnosi, con una sopravvivenza netta a cinque anni del 91%. In Piemonte, le stime 2025 indicano oltre 40mila persone con una diagnosi pregressa e circa 3mila nuovi casi ogni anno. Numeri che rendono centrale la sfida della presa in carico nel lungo periodo: non solo diagnosi e trattamento, ma follow-up, gestione degli effetti delle terapie e attenzione alla qualità di vita. Il Piemonte può contare sulla Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, con i Centri accoglienza e servizi per orientare i pazienti e i gruppi interdisciplinari cure per condividere le decisioni terapeutiche.
«La gestione del tumore della prostata richiede un inquadramento accurato del rischio e delle condizioni della persona», ha spiegato Paolo Gontero, direttore della Clinica Urologica dell’ospedale Molinette, sottolineando il valore della presa in carico multidisciplinare e di un’informazione chiara su benefici e possibili conseguenze dei trattamenti. La continuità deve però proseguire anche dopo le cure. «La qualità di una rete oncologica dipende dalla capacità di accompagnare il paziente nei passaggi tra professionisti e strutture», ha osservato Massimo Aglietta, coordinatore della Rete Oncologica. Raccogliere ciò che i pazienti vivono significa far emergere bisogni assistenziali, individuare eventuali criticità e verificare l’adeguatezza dei servizi. Tra le proposte emerse, quindi, affiancare agli esiti oncologici anche quelli riferiti dai pazienti, per monitorare le condizioni funzionali e contribuire a una presa in carico sempre più orientata alla qualità di vita.