Il Coordinamento mobilità integrata e sostenibile, insieme a numerosi comitati pendolari piemontesi, ha scritto alla Regione Piemonte per chiedere la sospensione del provvedimento di adeguamento automatico delle tariffe del trasporto pubblico locale
«alla luce della situazione dei trasporti regionali, soprattutto ferroviari, talvolta carente talaltra disastrosa. Sarebbe un provvedimento di responsabilità, di vicinanza oltreché di solidarietà nei confronti degli utenti che di quei disagi sono vittime indifese tutti i giorni e che nella quasi totalità dei casi non prevedono indennizzi causa gli elevati requisiti, dettati dai contratti che regolano i rapporti con i vettori, per potervi accedere. In aggiunta negli ultimi anni le tariffe, per il meccanismo di indicizzazione legata all’inflazione, hanno subito un aumento del 20% mettendo in difficoltà parecchie famiglie già vessate da rincari continui in altri settori. In alternativa i pendolari si aspettano dei bonus intesi non come misura straordinaria ma come segnale di rispetto».
Il rincaro è stato deliberato a fine gennaio dall’Agenzia della Mobilità Piemontese per l’adeguamento delle tariffe in base all’inflazione e questo comporta un aumento medio dell’1,32% con un massimo del 2,7%. Fino a 20 centesimi di rincaro, quindi, per le corse semplici, fino a 18 euro in più per gli abbonamenti annuali. Un aumento che potrebbe sembrare poco significativo ma che va ad aggiungersi a quelli degli anni passati: dal 2020, dunque, rincari del 18,35%. Un dato che ha allertato anche numerose associazioni dei consumatori e Legambiente, che chiedono un intervento strutturale.
Intanto, il Comis ha consegnato all’onorevole Andrea Casu, vicepresidente della Commissione trasporti e a Paola Firmi, presidente di Rete ferroviaria italiana, le 7.193 firme raccolte per chiedere il miglioramento delle condizioni delle ferrovie piemontesi affinché possa essere garantito il diritto al trasporto:
«Molto positive le grandi opere ma occorrerebbe più attenzione alla manutenzione ordinaria».