Il report

Trapianti record di interventi a Torino al lavoro per aumentare il numero di donatori

Il Centro Nazionale Trapianti ha reso noti i dati in un articolato e approfondito report.

Trapianti record di interventi a Torino al lavoro per aumentare il numero di donatori

Trapianti record di interventi a Torino: la Città della Salute e della Scienza del capoluogo piemontese è l’azienda ospedaliera che ne ha effettuati di più nel 2024.

Trapianti record di interventi a Torino: la ricerca del Centro nazionale trapianti

Sono stati 4.642 i trapianti realizzati in totale (+3,9%) in Italia nel 2024, di cui 179 in urgenza nazionale (75 di fegato, 86 di cuore, 14 di polmone, 4 di rene) e anche 191 pediatrici (79 di fegato, 76 di rene, 32 di cuore, 4 di polmone).  L’azienda ospedaliera che ne ha effettuati di più è stata Città della Salute e della Scienza di Torino (440), davanti all’Ospedale di Padova (413) e all’Ismett di Palermo (276). Torino è stato anche il centro trapianti con il più alto numero di trapianti di fegato effettuati (179), mentre Padova prima in Italia per trapianti di rene (217) e polmone (41). Primato confermato per il Policlinico di Bari per quanto riguarda i trapianti di cuore (73), invece per il pancreas il primo centro italiano è quello del San Raffaele di Milano (14). A certificare tutti questi dati è il Centro nazionale trapianti ha pubblicato anche il proprio Report analitico annuale, con oltre 350 pagine di cifre, analisi e grafici che fanno il punto sull’intera attività della rete di donazione e trapianto del Servizio sanitario nazionale: organi, tessuti, cellule staminali emopoietiche, gameti, microbiota fecale, ma anche le liste di attesa, l’attività ispettiva, il monitoraggio delle reazioni e degli eventi avversi e il controllo di qualità dei laboratori di immunologia dei trapianti.

Il dettaglio nelle Regioni del Nordovest

Nel 2024, quindi, in Liguria sono stati utilizzati 30 organi (uno in meno rispetto all’anno prima), in Piemonte e Val d’Aosta 171 (nel 2023 erano stati 179) e in Lombardia 330 (erano 281 l’anno precedente). L’età media dei donatori oscilla tra i 60 e i 65 anni. Le dichiarazioni di volontà di donare sono state 1.143.593 in Piemonte, 2.996.788 in Lombardia e 159.272 in Liguria; di contro dunque l’opposizione alle donazioni è pari rispettivamente al 29,5%, al 25,9% e al 30,4%: un fenomeno che, però, nelle regioni del Nordovest risulta in calo. In lista per un trapianto, a fine 2024 in Italia, però, c’erano ancora 8.024 pazienti, con tempi medi d’attesa di 3 anni per un trapianto di rene, 1 anno e 7 mesi per il fegato, 3 anni e 4 mesi per il cuore e 2 anni e 5 mesi per il polmone. Tempi che si riducono drasticamente per i pazienti in urgenza nazionale: in questo caso, l’attesa media è di 2 giorni per il fegato, 5-6 giorni per rene e polmone e 10-11 giorni per il cuore. Per quanto riguarda, invece, le banche di tessuti, la Liguria ne ha una, 5 il Piemonte e 6 la Lombardia.

I dati nazionali

L’ultima edizione della «Newsletter Transplant», il rapporto annuale edito dal Consiglio l’Europa che mette in fila le cifre dell’attività di donazione e trapianto a livello internazionale, inoltre, sancisce come l’Italia sia seconda tra i grandi Paesi europei per tasso di donazione: 29,5 donatori utilizzati per ogni milione di abitanti, dietro i 48 della Spagna ma davanti a Francia (28,3), Regno Unito (19,2) e Germania (10,9). Se si allarga lo sguardo, davanti all’Italia – oltre alla Spagna – ci sono solo Portogallo (33,5 donatori per milione di abitanti), Repubblica Ceca (32), Belgio (31,7) e Croazia (29,8). Italia seconda a livello mondiale per i trapianti di fegato (28,8 trapianti per milione di abitanti), superata soltanto dagli Stati Uniti (31,8), e 7ª per quanto riguarda il cuore (7). La donazione a cuore fermo in Italia segna l’incremento più importante tra i grandi Paesi europei (unica eccezione, la Spagna), in un contesto nel quale la legge, a maggiore tutela dei donatori, fissa a 20 minuti il tempo di osservazione necessario per dichiarare il decesso con criteri cardiaci (all’estero invece sono 5-10 minuti). Solo qualche anno fa il prelievo del cuore a partire da questa tipologia di donazione era considerato un fatto pionieristico: il report del 2024 testimonia il consolidamento di questa pratica, con risultati sovrapponibili ai trapianti eseguiti da donatore in morte cerebrale.

Il commento

«I numeri del report europeo e quelli pubblicati dal Centro nazionale trapianti testimoniano l’impegno costante della Rete nazionale e il valore di una collaborazione che coinvolge istituzioni, professionisti sanitari, volontari e cittadini – commenta il direttore generale del CNT Giuseppe Feltrin – Tra gli elementi qualificanti del nostro sistema c’è la capacità di ampliare il pool dei donatori, sia grazie a un lavoro estremamente efficace della task force nazionale di valutazione del rischio, che supporta i professionisti nelle rianimazioni, sia grazie alla crescita sempre più decisa della donazione a cuore fermo. I numeri del 2024, ma anche i dati preliminari del 2025 confermano la forza di un sistema che cresce nella complessità e nella capacità di risposta. Con una rete sempre più capillare, protocolli scientifici aggiornati e una costante attenzione ai bisogni dei pazienti, l’Italia rafforza la propria posizione tra i Paesi leader, rinnovando l’impegno di trasformare ogni donazione in una concreta possibilità di vita».Tra