Un riconoscimento nazionale che premia l’idea di insegnare ai futuri medici l’arte della cura umana prima ancora di indossare il camice bianco.
Il progetto «Prendersi cura prima di curare – studenti di medicina volontari in ospedale», promosso dall’Associazione Volontari Ospedalieri) di Novara presieduta da Danila Finzi (nella foto), ha ottenuto il secondo premio assoluto alla 12ª edizione del premio «Persona e Comunità», come esempio di collaborazione virtuosa tra Università, Azienda ospedaliera e enti del Terzo settore.
«Un risultato – sottolinea Finzi – unico. Un esempio concreto di come istituzioni pubbliche, mondo accademico ed enti del terzo settore possano collaborare efficacemente nell’interesse dei pazienti e della comunità».
Il progetto è il frutto della sinergia tra tre realtà del territorio novarese: l’Avo di Novara, la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università del Piemonte orientale e l’Aou Maggiore della Carità di Novara. L’iniziativa prevede che studenti del biennio preclinico di medicina vengano selezionati e affiancati ai volontari esperti dell’Avo all’interno delle strutture dell’ospedale novarese, entrando in contatto diretto con i pazienti prima ancora di iniziare il percorso clinico vero e proprio. Upo riconosce la partecipazione degli studenti al progetto con l’attribuzione di 2 crediti formativi universitari nell’ambito delle attività didattiche elettive. Dopo l’edizione del 2025 del progetto, anche quest’anno circa 50 futuri medici del biennio preclinico hanno aderito al percorso e hanno effettuato turni in affiancamento ai volontari Avo presso alcune delle strutture dell’ospedale: Pronto Soccorso, Ortopedia e Traumatologia, Polo Oncologico, Ematologia, Ginecologia, Cardiologia, Medicina Interna 2 e Psichiatria.
«Il progetto è finalizzato ad affinare le soft skills con i malati in ospedale come volontari, prima di indossare il camice bianco nel terzo annoì – spiega ancora Finzi – E’ un percorso che forma non solo professionisti competenti, ma medici capaci di prendersi cura della persona nella sua interezza. L’empatia, l’ascolto, le capacità relazionali non si apprendono sui libri, ma si coltivano stando accanto alle persone malate, ascoltando le loro storie, condividendo i loro momenti di fragilità».