Verso le Olimpiadi invernali

Stanno per iniziare le Olimpiadi invernali Milano Cortina: l’intervista al commissario di Governo Fabio Saldini

Fabio Saldini è commissario di Governo e amministratore delegato della società infrastrutture Milano Cortina 2026.

Stanno per iniziare le Olimpiadi invernali Milano Cortina: l’intervista al commissario di Governo Fabio Saldini

Mancano poche ore alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Milano Cortina 2026.
Fabio Saldini, commissario di Governo e amministratore delegato di Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, fa il punto, con orgoglio per quanto realizzato e per quanto rimarrà, dopo le Olimpiadi, all’Italia.

Conto alla rovescia avviato: cosa manca, cosa verrà completato e cosa no rispetto a quanto previsto?

«Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 è una partecipata pubblica che ha il compito di gestire 98 opere di cui 47 sportive e 51 infrastrutturali per un valore complessivo di circa 3,4 miliardi di euro. A meno di dieci giorni dai Giochi, le 31 opere sportive funzionali alle gare saranno consegnate. Alcune viarie sono già state realizzate, altre – come da programma – verranno completate dopo le competizioni per non interferire con la viabilità del traffico».

Interventi in Lombardia: quale la situazione dei lavori?

«La realizzazione delle varianti di Tirano e la messa in sicurezza della SS36 tra Giussano e Civate non sono di nostra competenza, ma di Anas. I lavori invece della variante di Vercurago saranno avviati nel 2028 mentre per quella di Trescore il prossimo anno. E’ necessario comprendere che vi è un iter burocratico lungo e complesso, a tutela di tutti gli interessi delle parti in causa, che necessita di approfondimenti importanti da ogni punto di vista. La bella notizia è che se non ci fossero stati i Giochi, non si sarebbero avuti i finanziamenti per opere, come queste, attese da decenni dalla comunità. E’ quindi positivo aver colto l’occasione e continuiamo a lavorare con dedizione e passione al fine del completamento dell’opera. Per quanto riguarda la ciclabile di Abbadia Lariana, la prima pietra è stata posata lo scorso 15 dicembre. La passerella collegherà Abbadia Lariana e Lecco per oltre 3,2 chilometri: per più di 2,2 chilometri si svilupperà su impalcato, sostenuta da due viadotti in acciaio. L’opera prevede, inoltre, interventi di riqualificazione ambientale in aree sensibili, come la zona della centrale idroelettrica Guzzi e il promontorio dell’Isola Verde, restituendo continuità paesaggistica e nuovi punti di accesso al lago. Per l’attuazione dell’intervento è stata sottoscritta una convenzione tra Anas e Simico, secondo cui Anas svolgerà le funzioni di soggetto attuatore, assicurando in tal modo tutte le iniziative finalizzate ad accelerare la realizzazione delle opere. E’ stato un progetto complesso, che ha messo a sistema le competenze tecniche di Anas e di Simico e la collaborazione con i Comuni, la Provincia e la Regione: un’opera che promuove la mobilità dolce, valorizza il territorio e migliora la fruibilità turistica del lago. Per la realizzazione sono 503 i giorni di lavoro stimati, con un investimento di 32 milioni di euro».

Sono state palesate critiche da Bormio e altre località: non tutti sono soddisfatti di come sono stati spesi i fondi (per quanto abbiano nuovi impianti) e lamentano la mancanza di infrastrutture fondamentali (come vie d’accesso idonee): come risponde?

«Rispetto ogni punto di vista. Tuttavia, preciso che questa Società opera sulla base di un mandato previsto da un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A Bormio è stata realizzata una rotatoria che migliorerà i flussi veicolari d’accesso alle sedi di gara, durante i Giochi e sicuramente nella quotidianità e i periodi di villeggiatura che molte persone trascorrono in Valtellina. Abbiamo messo in sicurezza la storica pista Stelvio, provveduto al cablaggio totale e all’installazione di un nuovo sistema di cronometraggio. Società Infrastrutture ha coordinato i lavori dell’impianto di innevamento composto da 64 generatori di neve distribuiti lungo la pista Stelvio ed è in grado di soddisfare pienamente le esigenze di innevamento olimpiche. Grazie alla disponibilità di 88mila m³ di acqua provenienti dal bacino, il sistema può produrre la quantità di neve richiesta in un tempo stimato tra 100 e 150 ore, in funzione delle condizioni meteorologiche. Un salto di qualità tecnologico che rimarrà a Bormio garantendole di rimanere nell’Olimpico delle località – anche sotto il profilo sportivo – più blasonate al mondo».

Cosa rimarrà all’Italia dopo questa Olimpiade?

«L’impatto economico previsto dai Giochi è di 5,3 miliardi di euro. La legacy delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 sarà enorme: oltre alle infrastrutture che miglioreranno la mobilità, ci sarà una visibilità internazionale con 2,5 milioni di visitatori e 3 miliardi di telespettatori che avranno gli occhi puntati sul Paese, rendendo l’Italia ancora più attraente di ciò che è già. Un’occasione come questa significa creare know-how, sviluppare nuove pratiche, costruire nuovi modelli. Penso al protocollo di legalità per contrastare le infiltrazioni criminali sottoscritto con la Struttura Antimafia del Ministero dell’Interno e divenuto “caso di studio” per diverse stazioni appaltanti in tutta Italia. Occasioni come queste stimolano la crescita, lo sviluppo, il cambiamento».

Cosa si è imparato?

«Abbiamo imparato che le sfide legate all’organizzazione di un evento olimpico sono molto più grandi di quanto possano sembrare. La complessità della gestione e delle criticità, della sicurezza e della sostenibilità, insieme alla necessità di lavorare con numerosi attori pubblici e privati, richiede un impegno costante e la presenza nei luoghi. Abbiamo anche imparato quanto sia importante la pianificazione a lungo termine, perché le infrastrutture non sono solo per l’Olimpiade, ma devono rimanere per il futuro delle comunità locali. Abbiamo anche imparato – come ci insegna lo sport – che le sfide impossibili non esistono per chi si allena fino allo sfinimento e, prima di tutto, ci crede fermamente».

Cosa significa lavorare per un’Olimpiade?

«Significa affrontare sfide logistiche, economiche e politiche enormi, ma anche avere l’opportunità di lasciare un’impronta positiva sul Paese. E’ un lavoro che richiede una grande capacità di coordinamento e una visione di lungo periodo. Dietro ogni opera, ogni piano, ogni dettaglio, c’è un obiettivo comune: fare in modo che le Olimpiadi siano un successo e che le infrastrutture costruite restino un valore duraturo».

Le maggiori criticità incontrate?

«Sono state, senza dubbio, la gestione dei tempi stretti e la complessità di coordinare così tante opere su un territorio vasto e diversificato. Noi abbiamo applicato il triplice vincolo del management: rispetto dei tempi, costi e qualità. Alcune difficoltà sono venute anche da fattori imprevisti come le condizioni meteo e la difficoltà di reperire risorse in tempi rapidi. E’ stata una sfida, ma ogni problema è stato affrontato con determinazione, pazienza e dialogo».

L’opera di cui è più orgoglioso?

«Sicuramente lo Sliding Centre di Cortina perché era ritenuta impossibile, invece in 305 giorni siamo riusciti a raggiungere un record mondiale. Non è tuttavia solo questa opera a rendermi orgoglioso, ma l’aver contribuito fattivamente a concretizzare un progetto che cambierà il volto del nostro Paese, migliorando la qualità della vita delle persone e promuovendo nuovi modi di pensare, di organizzare e di lavorare. Sarà il lascito più importante, che andrà oltre l’Olimpiade stessa».