La «Città più europea d’Italia» ha superato Londra, la capitale delle possibilità, nella corsa delle abitazioni meno accessibili da un punto di vista economico. Quello che un tempo era un piano ben preciso, nella Milano del dopoguerra, volto a dare la possibilità a tutti di abitare in palazzi firmati da architetti di grido, ora si è trasformato in un problema serio, che vede una città sempre più inaccessibile. E’ in sostanza la tesi di un approfondimento pubblicato dal Financial Times, corredato da moltissime fotografie che hanno l’obiettivo di svelare le preziosità che si nascondono dietro le facciate dei palazzi milanesi, togliendole dalla quotidianità nella quale sono sprofondate. Ma al fianco della poetica con la quale dall’estero si guarda alle cose di casa nostra, rimane il problema, serio: a Milano la difficoltà di trovare una casa in cui vivere agilmente, senza impiccarsi con le rate del mutuo o dell’affitto, è più alta che a Londra.
La tesi di Marianna Giusti, autrice dell’articolo pubblicato in uno speciale dedicato al design del Financial Times, è che Milano sta pagando ora lo scotto di aver corso per anni una desiderabilità turistica prima che abitativa: iI prezzi delle case sono cresciuti del 57% negli ultimi 10 anni e per gli affitti l’aumento ha toccato quota 70% dal 2018. Con la stagnazione dei salari, fermi da un decennio, il rapporto tra costi delle case e stipendi è peggiore che a Londra.
Il caso delle case di ringhiera
L’approfondimento, che si apre con un’intervista al fotografo Virgilio Carnisio, classe 1938, testimone di una Milano che è stata fagocitata dal tempo, prende come esempio uno dei simboli della Milano di una volta. Si badi bene, un tempo significa pochi decenni fa – la testata britannica pubblica delle foto risalenti agli anni ‘70 della tipologia abitativa tipica dei lavoratori a reddito medio basso – quando le case di ringhiera erano il simbolo di un ecosistema che ha visto intere generazioni di milanesi crescere e vivere, magari con il bagno sul ballatoio. I lavoratori a reddito medio e basso ci sono ancora, ma sono stati spinti da questo fenomeno verso le periferie e le aree urbane (che hanno registrato per questo un aumento dei prezzi) mentre delle tipiche case di ringhiera è rimasta solamente la ringhiera. Dietro le facciate, le case sono state completamente trasformate in appartamenti di lusso che in pochi si possono permettere.
Come le case di ringhiera, anche i palazzi rimangono con le loro facciate, firmate da architetti del calibro di Piero Bottoni, Giuseppe Terragni o Pietro Lingeri, per dirne solo alcuni: rimangono affacciati sulle strade della città, nascondendo – e al tempo testimoniando – il profondo cambiamento urbano che il capoluogo lombardo ha subito.