In testa alla classifica delle province italiane del reddito pro capite si conferma quella di Milano. Con un valore medio annuo di 36.187 euro fa suo il primo posto. E’ quanto emerge da un’analisi di Unioncamere presentata nei giorni scorsi. Sul podio della classifica si trova anche la provincia di Monza e Brianza (in terza posizione) con poco più di 30mila euro. Nelle primissime posizioni si trova anche il capoluogo ligure: Genova nel 2024 si è attestata su un reddito pro capite di 27mila euro, e la provincia si attesta al 6° posto della classifica generale.
Tra le prime 10 assolute si trova anche il capoluogo piemontese: Torino è infatti sul 9° gradino del podio con un reddito di quasi 27mila euro (e guadagna una posizione dal 2023). Sono i risultati dell’indagine sulla capacità di spesa delle famiglie italiane effettuata dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne per Unioncamere.
Tra Milano e Foggia ci sono oltre 20mila euro di differenza, sui valori medi
Nonostante anche il Mezzogiorno registri una grande crescita nel 2024, che supera anche quella del Nord, la differenza rimane importante. Tra la prima provincia in classifica per il reddito pro capite e l’ultima ballano più di 20mila euro di differenza. Se infatti a Milano il reddito medio pro capite è di 36mila euro, a Foggia il dato non raggiunge i 15mila euro, fermandosi a 14.953 euro nel 2024. Il reddito disponibile delle famiglie (ossia il rapporto tra il il reddito disponibile totale e la media della popolazione nell’anno di riferimento) tra il 2023 e il 2024 registra un maggiore incremento nelle province del Sud, che occupano ben 6 delle prime 10 posizioni in classifica. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è quello delle famiglie residenti nel territorio proveniente dalla differenza tra entrate (risultato lordo di gestione, prevalentemente costituito dal reddito figurativo proveniente dal possesso di una abitazione occupata dal proprietario, redditi da lavoro dipendenti, redditi da capitale, prestazioni sociali, come le pensioni) e uscite (imposte e contributi sociali) più una posta residua di trasferimenti (versamenti a istituzioni sociali, rimesse dall’estero, ecc.) nel corso dell’anno di riferimento.
L’intervento del direttore del Centro studi
«La mappa del reddito disponibile ci fornisce un quadro articolato che da un lato smentisce lo stereotipo di un Sud statico contro un Nord dinamico e dall’altro fa emergere delle geografie inedite».
Lo ha detto Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, che ha aggiunto:
«tra il 2024 e il 2023 la classifica della crescita del reddito disponibile vede sei province meridionali tra le prime dieci e nove centro settentrionali tra le ultime dieci. Ma al Sud il reddito disponibile pro-capite resta inferiore di 23 punti percentuali rispetto alla media italiana. E, ancora, se la variazione del reddito disponibile risulta al Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord, il valore della componente retributiva evidenzia un divario di circa venti punti percentuali rispetto al resto del paese. Si conferma, inoltre, il primato delle città metropolitane – continua Esposito – veri hub di potenzialità: con un reddito pro-capite superiore del 14% rispetto alle altre province, anche per effetto delle retribuzioni più alte di quasi un terzo sostenute dalla concentrazione di attività direzionali meglio pagate e dal più elevato costo della vita. Infine, nel 2024 sembra cominciato un processo di recupero del reddito disponibile che in tutte le ripartizioni territoriali è risultato superiore all’inflazione».