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Siamo meno poveri, ma non troppo

Secondo l’Istat l’incidenza della povertà assoluta familiare è del 7,7%. Dietro il dato complessivo emergono le fragilità legate a lavoro, abitazione e condizioni dei nuclei.

Siamo meno poveri, ma non troppo

La povertà continua a rappresentare una questione sociale rilevante anche nelle regioni economicamente più sviluppate del Paese. Secondo il rapporto Istat «La povertà in Italia – Anno 2025», pubblicato il 15 ottobre, in Italia le famiglie in condizione di povertà assoluta sono poco più di 2,1 milioni, per un totale di oltre 5,4 milioni di persone. L’incidenza è pari all’8% delle famiglie residenti e al 9,3% degli individui, valori sostanzialmente stabili rispetto al 2024.

Nel Nordovest (Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta), si stimano 568mila famiglie in povertà assoluta, contro le 595mila dell’anno precedente. Le persone coinvolte sono circa 1 milione e 388 mila, rispetto a 1 milione e 458 mila nel 2024. L’incidenza della povertà assoluta familiare scende dall’8,1% al 7,7%, mentre quella individuale passa dal 9,2% all’8,8%. L’intensità della povertà, che misura quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente inferiore alla soglia minima necessaria, si attesta al 18,5%, in diminuzione rispetto al 19,1% del 2024.

Lombardia, il benessere non elimina le fragilità

La regione più popolosa e uno dei principali motori economici italiani non è immune dal disagio economico. La povertà assoluta si misura sulla capacità delle famiglie di sostenere le spese per beni e servizi essenziali, tra cui alimentazione, abitazione, abbigliamento, trasporti, istruzione e salute. La soglia varia in base alla composizione familiare, alla regione e al tipo di comune di residenza. Un esempio riportato dall’Istat chiarisce il peso del costo della vita: per un adulto tra i 30 e i 59 anni che vive solo in un comune centro di area metropolitana, la soglia di povertà assoluta in Lombardia è di 1.256,37 euro mensili. Il valore è superiore a quello indicato per il Piemonte, segnalando quanto le spese necessarie per vivere possano cambiare da un territorio all’altro.

Piemonte, il costo della vita incide sulla vulnerabilità

Anche in questa regione la valutazione della povertà deve tenere conto delle differenze tra grandi centri urbani e comuni più piccoli. Per un adulto tra i 30 e i 59 anni che vive solo in un comune centro di area metropolitana piemontese, la soglia di povertà assoluta è pari a 933,04 euro al mese.

Il dato, inferiore a quello lombardo, non significa che le difficoltà siano assenti, ma evidenzia come il paniere di spese essenziali sia calcolato sulla base dei costi territoriali. L’Istat sottolinea inoltre che il disagio è strettamente legato alle caratteristiche del nucleo familiare: le famiglie numerose risultano maggiormente esposte, con un’incidenza nazionale della povertà assoluta del 19,2% tra quelle con almeno cinque componenti.

Liguria, una realtà da leggere attraverso il quadro del Nordovest

Per la regione ligure il rapporto conferma l’importanza di osservare il fenomeno all’interno delle dinamiche territoriali dell’Italia settentrionale. La condizione economica delle famiglie può essere influenzata dalla disponibilità di reddito, dalla stabilità occupazionale e dalle spese per l’abitazione.

Nel rapporto nazionale, infatti, le famiglie che vivono in affitto presentano un’incidenza di povertà assoluta del 20,9%, contro il 4,5% di quelle che abitano in una casa di proprietà. Un altro elemento centrale riguarda il lavoro. In Italia, nel 2025, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3% tra le famiglie con persona di riferimento occupata come operaio o assimilato, mentre scende al 3,6% tra quelle con dirigente, quadro o impiegato. Tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione arriva al 20,7%. Il rapporto evidenzia anche la maggiore esposizione dei nuclei con figli: i minori in povertà assoluta sono oltre 1 milione e 136 mila, pari al 12,5% dei minori residenti.

Per Lombardia, Piemonte e Liguria, il quadro complessivo invita, quindi, a non confondere la ricchezza del territorio con il benessere garantito a tutte le famiglie. La stabilità nazionale della povertà nel 2025 non equivale alla sua scomparsa: lavoro precario, affitti e composizione familiare continuano a determinare differenze profonde nelle possibilità di sostenere le spese essenziali.