L'intervista

Si cambia: anziani, nascite, migrazioni

Parola alla docente di Demografia in Bicocca, Elisa Barbiano di Beljoioso.

Si cambia: anziani, nascite, migrazioni

«La popolazione italiana ha maggiori speranze di vita e questo porta a un aumento della popolazione anziana (quindi per definizione over 65) e dei grandi anziani. Si hanno, di conseguenza, ricadute sociali e a livello di spesa sanitaria significative». Elisa Barbiano di Beljoioso, professoressa di Demografia all’Università Milano-Bicocca, vede poco margine di cambiamento rispetto a questo scenario, considerando l’andamento demografico, appunto. «Le donne vivono di più e rimangono sole, con meno figli o figli all’estero, chi si occupa di questi anziani? In passato il compito della cura era diviso all’interno della famiglia, ora ci si affida alla sanità pubblica o privata. Se vogliamo, invece, guardare a un aspetto positivo, abbiamo un maggior numero di nonni che si possono occupare dei nipoti, dedicare al volontariato ma anche viaggiare e fruire della cultura».

Il calo delle nascite, per la docente, è legato al perdurare stesso della denatalità: in questo momento ci sono meno potenziali genitori e quelli che ci sono, non sempre, decidono di avere figli, per motivi diversi: mancanza di una casa, di un’occupazione o di un certo livello di benessere. «Non vedo un cambiamento immediato, fatti salvi eventi eccezionali come è stato il Covid o le guerre mondiali – afferma – e servirebbero delle politiche di sostegno alla genitorialità per invertire la tendenza. Le coppie fanno sempre più fatica a raggiungere la stabilità economica per pensare di avere, poi, dei figli e conciliare lavoro e famiglia non è semplice: non in tutte le regioni ci sono i servizi di supporto e questo crea delle fortissime differenze, a esempio, tra Nord e Sud. Penso a piccolissime cose che però incidono, quali il calendario scolastico diverso per ogni scuola, o le vacanze estive della durata di tre mesi, cambiare le edizioni dei libri ogni anno con l’implicazione di non poterli passare dai figli grandi a quelli più piccoli: tutto concorre a l’immagine che avere figli sia un’impresa».

In questi ultimi decenni, le migrazioni hanno in parte sopperito alla denatalità ma, anche qui, il flusso sta cambiando: «L’apporto sarà sempre più ridotto in quanto le donne migranti lavorano e non hanno una famiglia di supporto per la cura dei figli; insomma stanno adottando il modello culturale del Paese ospitante. All’inizio degli anni 2000 hanno contribuito in maniera consistente a incrementare la natalità, ora non più. Anche le cosiddette seconde generazioni si sono socializzate nel nostro contesto e di conseguenza fanno meno figli. Diversa la situazione nel mondo del lavoro: vanno a occupare i comparti, come quello della cura, che gli italiani non scelgono da tempo. In futuro, però, ci saranno cambiamenti: la maggiore scolarizzazione e integrazione porterà i giovani ad aspirare a qualcosa di diverso e i meccanismi cambieranno».