Servizio idrico integrato: tra le 10 città più care, nessuna è del Nordovest, tra le dieci con le spese più basse, invece, la migliore è Milano (con 203 euro ma in aumento rispetto ai 185 euro del 2024) e 8ª si colloca Monza (307 euro, in aumento rispetto ai 285 euro dell’anno precedente); in media una famiglia in Lombardia ha speso 415 euro nel 2025; in Piemonte si scende a 467 euro. La più cara è la Liguria con 552 euro di spesa media a famiglia e un rincaro del 6% rispetto al 2024; si va dai 453 euro di Imperia ai 650 di Genova.
La fotografia emerge dal 21º Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. Il Rapporto ha preso in esame le tariffe per il servizio idrico integrato applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2025 in riferimento a una famiglia tipo composta da 3 persone un consumo annuo di 182 metri cubi. Se ci attestiamo su un consumo di 150 mc l’anno, la spesa sarebbe di 415 euro con un risparmio di 113 cioè circa in media il 21% della bolletta.
E’ di 528 euro la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane nel 2025 (+5,4% rispetto al 2024). Confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato del 30%. Le regioni centrali presentano mediamente le tariffe più elevate, con una spesa media annua di 705 euro, mentre gli aumenti più importanti rispetto al 2024 si registrano al Nord con il +6,4%, seguito dal Sud con il +5,3% e dal Centro con +4,3%.
Secondo i dati Istat, nel 2024 l’86,4% delle famiglie allacciate si dichiara molto (20,6%) o abbastanza (65,8%) soddisfatta del servizio idrico mentre il 13,6% è poco o per niente soddisfatto. La soddisfazione diminuisce spostandosi dal Nord verso il Sud e le Isole, dove la durata media delle interruzioni raggiunge le 227 ore/anno per utente, contro meno di un’ora nel Nord. Nel 2024, la quota di famiglie soddisfatte è 91,7% nel Nordest e nel Nordovest, scende al 85,8% al Centro, poi al 81,8% al Sud fino al 72,3% nelle Isole. Riguardo alla qualità e alle caratteristiche organolettiche (odore, sapore, limpidezza) della risorsa. I dati Istat dicono che in media circa una famiglia su 4 è poco o per niente soddisfatta, con situazioni di maggiore criticità al Sud e soprattutto nelle Isole dove il 49,5% di esse dichiarano di non fidarsi a bere acqua del rubinetto, a fronte di una media nazionale del 28,7%, comunque alta.
Il settore si trova in un passaggio cruciale. A metà 2025 risulta concluso solo il 2% degli interventi Pnrr, con un ulteriore 51% in fase di collaudo. Cittadinanzattiva lancia l’allarme sul cosiddetto «effetto scalino»: il rischio di un crollo degli investimenti al termine dei fondi straordinari europei. Inoltre, tra il 2025 e il 2028 scadranno 42 concessioni che interessano 11 milioni di abitanti, un’occasione decisiva per scegliere modelli di gestione trasparenti ed efficienti.
In base agli ultimi dati Istat (anno 2022), la dispersione idrica raggiunge il 42,4% nel territorio complessivo italiano. In alcune aree del Paese (soprattutto Sud e Isole) si disperde più della metà dei volumi d’acqua immessi in rete. In Lombardia, la dispersione idrica media è del 24,4%: il livello più alto nella regione si registra a Lecco (44,9%) e Sondrio (44,3%), mentre il più basso è registrato a Pavia (9,4%). In Piemonte, la dispersione idrica media è del 29,1%. Il livello più alto nella regione si registra a Verbania (43%), mentre il più basso è registrato a Asti (19,2%). In Liguria è del è del 37,2%: il livello più alto a Imperia (54,7%), mentre il più basso è registrato a Savona (16,3%).