Sono stati 5.697 gli utenti che in Lombardia hanno usufruito dei servizi psicologici di cure primarie erogati dalle 151 case di comunità distribuite sul territorio delle 25 Asst regionali. In tutto le strutture in cui è attivo il servizio sono 110, con un totale di 76 professionisti della salute mentale coinvolti. Sono i primi risultati tangibili della legge regionale 1/2024, che ha introdotto sul territorio il servizio di psicologia delle cure primarie con uno stanziamento – per il triennio – di 12 milioni di euro.
Regione Lombardia con la legge del 2024 è stata la prima regione d’Italia a istituzionalizzare un servizio, quello delle cure psicologiche, e assimilarlo alle cure di base. Nel corso degli ultimi anni, infatti, l’idea di “andare dallo psicologo” ha fortunatamente cambiato forma: non è più uno stigma o qualcosa di riservato «ai matti», ma un beneficio che può davvero riguardare ognuno di noi. Parallelamente sono aumentate a dismisura – come si legge in queste pagine – le persone che soffrono di qualche problematica come stress o ansie. Anche le altre regioni del Nordovest hanno avviato delle sperimentazioni in questa direzione, ma la Lombardia è l’unica – per ora – ad aver provveduto a colmare un vuoto sanitario con una legge apposita.
Il totale di prestazioni erogate per i 5.700 pazienti è stato di 38.014, un numero decisamente importante. La realtà territoriale dove il servizio è più usato è quella dell’Asst Spedali civili di Brescia, dove – da giugno a dicembre 2025 – gli utenti sono stati 871, con un totale di prestazioni erogate di 8.695 (il 24% del totale regionale). L’Asst con più case di comunità con servizio attivo è quella di Bergamo est (10), mentre quella con psicologi assunti a tempo indeterminato è l’Asst SetteLaghi (6).
Nella classifica dei territori lombardi dove il servizio è più diffuso segue l’Asst del Garda, dove ci sono stati 495 utenti per 4.231 prestazioni erogate, e l’Asst Bergamo ovest, con 440 utenti e 2.979 prestazioni erogate. Va detto che non tutte le Asst si sono attrezzate con un gestionale per registrare i dati, per cui il quadro è ancora solamente provvisorio. I dati sono quelli raccolti in una relazione che è stata presentata il 7 maggio sul tavolo della Commissione sanità del Consiglio regionale lombardo dall’assessorato alla Sanità.
Dalla relazione emerge anche come la maggior parte delle prestazioni abbia riguardato 3.927 donne e 1.770 uomini, ma le quote variano molto tra i sessi per fasce d’età: se la stragrande maggioranza delle donne si è rivolta al servizio tra i 25 e i 64 anni (2.271 donne in totale, il 72%), per gli uomini la quota maggiore si registra nella fascia d’età tra 0 e 19 anni (1.002 uomini, il 44%).