L'indagine del centro studi Tagliacarne

Servizi di prossimità e confort abitativo: solo Milano è «città da 15 minuti»

Quella meneghina è l’unica provincia del Nord che compare nelle prime 5 d’Italia per i servizi di prossimità più comodi secondo la ricerca del Centro Studi Tagliacarne.

Servizi di prossimità e confort abitativo: solo Milano è «città da 15 minuti»

Quella di Milano è l’unica provincia del Nord che figura tra le prime 5 posizioni della classifica per l’indice che analizza la capacità di raggiungere entro 15 minuti a piedi i servizi di prossimità come negozi di alimentari o parrucchieri, dalla propria abitazione, secondo la definizione della «città da 15 minuti» messa a punto dall’urbanista franco colombiano Carlos Moreno. I risultati dello studio Urban Pulse 15, messo a punto dal centro studi Guglielmo Tagliacarne, sono decisamente interessanti.

Con l’obiettivo di verificare dove la vita sia più comoda partendo dai tempi di percorrenza a piedi per misurare l’accessibilità dei servizi privati. La ricerca pubblicata recentemente evidenzia come siano al sud le situazioni migliori. La provincia milanese è sul terzo gradino del podio delle province italiane con il 51,1% di popolazione che può mediamente raggiungere a piedi da casa propria un supermercato dove fare la spesa o una palestra dove poter fare un po’ d’esercizio fisico. Al primo posto c’è la provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia (56.1%). Bari (52.3%) segue al secondo posto. Per trovare le altre province del Nordovest è necessario scorrere la classifica di una manciata di posizioni: Genova (45,3%) è al decimo posto, mentre Torino (44,5%) all’undicesimo.

Le regioni e le aree geografiche

L’area del Nordovest (36,8%) è di poco sopra la media nazionale (35,7%) per quanto riguarda la quota di popolazione in grado di raggiungere a piedi nel giro di un quarto d’ora i principali servizi utili per la vita quotidiana di ogni giorno. Spacchettando il dato e analizzandolo regione per regione, le cose appaiono in un altro modo. Ad avere la situazione migliore è la Liguria, con il 39,5% di indice di prossimità. La Lombardia segue con il 37%, mentre il Piemonte si ferma al 35,9%. La Valle d’Aosta gioca in un altro campionato, con una quota di popolazione in grado di raggiungere i principali servizi del 23,8%. Il dato dipende certamente dalla conformazione morfologica dei territori in cui gli insediamenti urbani sono costruiti, ma anche dal tessuto sociale che vi abita e dall’organizzazione economica che i centri si danno. Ci sono alcuni posti (come la Valle d’Aosta, che assieme a Molise e Umbria occupano gli ultimi posti della classifica), dove per soddisfare i bisogni primari è praticamente impossibile, senza prendere un’automobile. Ma anche nei singoli territori delle province le situazioni possono essere molto diverse, tra centri urbani più o meno grandi.

L’influenza dell’età media della popolazione

Ovviamente un altro dato che pesa sull’indice in questione è quello dell’età della popolazione. Avendo maggiori difficoltà a spostarsi a piedi, va da sé un uso maggiore dell’automobile anche se la distanza da percorrere non è elevata.

«Tenendo conto delle velocità differenziate di camminata, la quota della popolazione che può raggiungere mediamene i servizi di prossimità entro 15 minuti a piedi passa dal 37,8% tra i 15 e i 49 anni al 32% tra gli over 70. La riduzione è ancora più marcata per le funzioni meno diffuse sul territorio, come Enjoying che passa dal 29,3% tra i 15-49 anni al 24,7% tra gli over 70 e Learning dal 23,4% al 18,9%. Questi risultati evidenziano come l’accessibilità ai servizi di prossimità non dipenda soltanto dalla loro distribuzione territoriale, ma anche dalle caratteristiche demografiche della popolazione. Nei contesti in cui l’offerta di servizi è relativamente distante dai luoghi di residenza, le fasce di età più avanzate risultano infatti più penalizzate, con possibili implicazioni in termini di autonomia negli spostamenti e inclusione territoriale».

Sono più raggiungibili i servizi alla persona, meno quelli per la formazione

L’indagine differenzia anche i principali tipi di servizio, partendo dai codici Ateco e dividendoli per gruppi. I classici servizi di quartiere più essenziali fanno parte del gruppo Living (come il parrucchiere, le sartorie o gli uffici postali), che hanno una copertura – a livello nazionale – del 45,3%. Seguono quelli legati alla Mobility (per i mezzi di trasporto, come un meccanico o il gommista), con il 43,9% e infine quelli dell’ambito Caring (servizi sanitari di assistenza) con il 41,8%.

«La mappa della diffusione dei servizi privati rispetto alla popolazione nelle macro ripartizioni territoriali fa emergere una geografia inedita rispetto alla diffusione territoriale delle imprese – sottolinea il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito – il rapporto imprese/popolazione è più basso al Sud rispetto al Centro-nord, ma se guardiamo con l’ottica della copertura territoriale (e quindi della raggiungibilità) il discorso si inverte: via via che ci spostiamo dal Sud verso Nord si rileva una copertura decrescente dei servizi rispetto alla popolazione, che passano dal 39% del Mezzogiorno al 36% dell’Italia centrale fino al 28% del Nord-est. Nell’Italia settentrionale emerge un modello di copertura dei servizi più diffuso nella parte occidentale e più modesto nel Nord-est. In particolare, la distanza di copertura a favore del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese è particolarmente elevata per i servizi relativi alla mobilità e per quelli della distribuzione commerciale, anche per effetto di una minore dimensione delle imprese. Anche i dati provinciali confermano questa situazione: solo tre province meridionali si classificano tra le ultime quindici posizioni della graduatoria decrescente per copertura dei servizi, mentre ben dieci si posizionano tra le prime quindici. Per quanto riguarda i servizi relativi alla cultura e all’intrattenimento, invece, a spiccare per una condizione di raggiungibilità è l’Italia Centro-Nord Occidentale, il che conferma che i minori livelli di reddito del Sud si traducono in più ridotti consumi culturali e di conseguenza in una minore diffusione della relativa offerta».