Aumentano i cittadini lombardi che scelgono la cremazione: 12 gli impianti presenti, oltre 55mila le autorizzazioni e il 17% chiede di essere cremato fuori regione.
Una fotografia particolare di come cambiano le scelte dei cittadini scattata dalla Commissione Sanità del Consiglio regionale, che ha esaminato la relazione annuale sugli impianti di cremazione in Lombardia.
Con 102.161 decessi, il 2024 conferma una contrazione della mortalità che torna ai numeri precedenti alla pandemia. Allo stesso tempo aumentano i cittadini lombardi che scelgono la cremazione: la percentuale si attesta al 54,2%, in crescita rispetto al 50% registrato nel 2023 e al 46,8 del 2022.
In Lombardia sono attivi 12 impianti di cremazione per una capacità effettiva complessiva di tutta la rete lombarda di 54.256 cremazioni annue. Le linee operative sono 29: 6 a Milano, 4 a Pavia, 3 ad Albosaggia (SO), 2 a Varese, Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Cinisello Balsamo (MI) e Como, 1 rispettivamente a Lodi e Busto Arsizio (VA). In programma sono due nuovi impianti a Desio (MI) e Chiari (BS) e il potenziamento del crematorio di Bergamo.
Le autorizzazioni nella regione sono oltre 55mila, di cui 46.200 in Lombardia e 9.186 fuori regione. Le province più popolose, Milano, Brescia e Bergamo concentrano oltre la metà delle autorizzazioni rilasciate. Il tempo medio di attesa tra la richiesta e l’effettiva cremazione è pari a 2,2 giorni.
Pur crescendo del 4,6% la quota delle cremazioni di feretri lombardi in Lombardia, resta comunque alta la percentuale di quelle effettuate fuori regione, pari al 17% del totale delle autorizzazioni rilasciate. La mobilità fuori regione riguarda in modo particolare le aree di confine e coinvolge alcune province lombarde in misura significativa. In particolare, Monza e Brianza con il 29% delle cremazioni autorizzato ad essere effettuato fuori dal territorio lombardo, quelle di Lodi (26%), Varese (25%) e Pavia (24%).