Tra i vari settori in cui il Pnrr è intervenuto, c’è anche quello della giustizia. I fondi extra sono stati impiegati con l’obiettivo di velocizzare i tempi dei processi, migliorando così l’efficienza dei tribunali italiani. Per questo motivo l’Istat ha pubblicato per la prima volta un report sullo stato dell’arte dei tribunali del Paese, con una fotografia anno per anno del loro stato di salute.
La situazione giudiziaria nel Nordovest
Alla fine del 2025 i procedimenti penali pendenti nei tribunali delle nostre regioni erano 150mila. Nel 2019, prima annata scelta dall’indagine per il confronto, erano 184mila. Anche sul fronte dei procedimenti civili si registra una flessione delle pratiche pendenti nelle cancellerie dei tribunali delle nostre regioni di riferimento: nel 2019 erano 166mila, mentre l’anno scorso sono scese a 161mila. In termini di giorni previsti per la conclusione del processo in tutti i suoi gradi di giudizio (indicato come Disposition Time, DT) le strutture del Nordovest hanno situazioni molto diverse tra loro, anche se mediamente si attestano sui 318 giorni (nel 2025) per l’ambito penale e 363 giorni per l’ambito civile. Nel 2019 bisognava attendere più a lungo: 336 giorni nel penale e 388 per i contenziosi civili. In tutti gli aspetti dell’indagine però le condizioni dell’area geografica del Nordovest sono di gran lunga più positive che nel resto del Paese.
Per l’obiettivo del Pnrr bisogna ancora lavorare in ambito civile
La media per arrivare alla risoluzione di un contenzioso civile in Italia alla fine del 2025 è di 1.789 giorni. Nel 2019 la media saliva a 2.512 giorni. Per un contenzioso penale invece si parla di un’attesa media di 958 giorni per definire un processo che passi tutti i gradi di giudizio. Nel 2019 i giorni d’attesa erano 1.392. «I tempi – così dall’Istat – sono stati ridotti soprattutto in Cassazione. Aumenta anche la capacità definitoria, con un rapporto tra il numero di procedimenti definiti e quelli iscritti in ambito civile contenzioso pari a 1,09. Più elevata in Cassazione (1,30) e in Corte di appello (1,17), meno in Tribunale (1,07)». Nello specifico, l’obiettivo Pnrr stabiliva di portare, nell’ambito del contenzioso civile, l’attesa a meno di 1.507 giorni per un processo che passi attraverso tutti i gradi possibili (tribunale, Corte d’appello e Corte di cassazione). La media nazionale è di 1.789 giorni, per cui bisogna ancora fare uno sforzo per raggiungere l’obiettivo. In ambito penale l’obiettivo Pnrr prevede una diminuzione complessiva dei tempi di giudizio a 1.044 giorni (-25%) rispetto ai 1.392 del 2019 (valore comunicato alla Commissione europea) per espletare tutti i possibili gradi di giudizio. Il target al 31 dicembre 2025 è stato raggiunto con un tempo di definizione medio pari a 958 giorni (-31,2% rispetto al 2019).
A finire di più in tribunale sono i contenziosi sul lavoro
Oltre un quarto dei contenziosi iscritti nei tribunali (25,7%) nel 2025 riguarda procedimenti in materia di lavoro. Seguono gli accertamenti tecnico preventivi in materia di previdenza, i contratti e i procedimenti per previdenza, protezione internazionale, separazioni e divorzi.
«Negli ultimi anni – così dall’Istat – sono cresciute le iscrizioni dei procedimenti in materia di lavoro, ATP in materia di previdenza, protezione internazionale e famiglia, a fronte di una diminuzione dei contratti, delle separazioni e dei divorzi (questi ultimi anche per effetto delle riforme legislative) e delle liquidazioni giudiziali. I procedimenti per i diritti della cittadinanza hanno avuto invece un picco nel 2024. Nel 2025 i procedimenti contenziosi pendenti dei Tribunali riguardano i contratti per il 17,4% e il lavoro per il 13,7%, la protezione internazionale (11,4%), la previdenza (10%) e gli ATP in materia di previdenza (9,9%), seguono le responsabilità extracontrattuali (6,8%) e i diritti della cittadinanza (6%), le separazioni e divorzi (4,6%), i diritti reali (4,1%)».