L'analisi

Reti solide possono trasformare le fragilità in opportunità

Il secondo rapporto sulle disugaglianze di Fondazione Cariplo evidenzia come le relazioni permettano il cambiamento anche collettivo.

Reti  solide possono trasformare le fragilità in opportunità

Quando il sistema (istituzioni, comunità, famiglie e cittadini) riesce a mettere in campo politiche, reti e servizi capaci di sostenere le persone, nascono veri e propri “ecosistemi di opportunità”: contesti in cui anche chi parte da condizioni svantaggiate può fiorire, trasformando le difficoltà in risorse e così contribuire alla crescita collettiva. In un Paese che invecchia e in cui ogni talento diventa sempre più prezioso, la capacità di far emergere e accompagnare il potenziale umano di ciascuno non è solo una scelta etica, ma una necessità per il futuro comune: è questo il messaggio contenuto nel secondo Rapporto Disuguaglianze di Fondazione Cariplo, appena presentato a Novara. Condizioni economiche, sociali, culturali e territoriali continuano a influenzare le possibilità di ciascuno, determinando percorsi di vita spesso divergenti, ma le disparità, pur restando una ferita aperta, non rappresentano un destino ineluttabile.

«Dobbiamo domandarci – commenta Giovanni Azzone, presidente Fondazione Cariplo – se di fronte all’aumento delle disuguaglianze vogliamo e possiamo fare qualcosa. Sulla volontà, da parte nostra non ci sono dubbi: gran parte delle attività di Fondazione Cariplo vanno nella direzione del contrasto a questo fenomeno. Non possiamo permettere differenze così ampie tra una parte di popolazione e un’altra. Possiamo fare qualcosa? Certo. In questa nuova edizione del Rapporto, emerge ben chiaro che occorre una rete e persone che stanno vicino a chi è in difficoltà. Il contrasto alle disuguaglianze crescenti è dunque un processo collettivo. Per questo Fondazione Cariplo si propone sempre di più come una piattaforma di relazioni e servizi. Le risorse economiche sono importantissime, e per questo cerchiamo alleanze, con istituzioni ed aziende per realizzare i nostri obiettivi. Di fronte questi fenomeni così ampi e complessi, dobbiamo lavorare tutti insieme».

I numeri raccontano un Paese attraversato da disparità, ma anche da energie e talenti. Solo il 54% degli intervistati (un campione di 1.201 persone tra i 18 e i 45 anni) ritiene che la propria condizione economica abbia inciso positivamente sul proprio percorso di fioritura, contro il 63% che indica la famiglia, il 60% la vita sociale e il 65% l’esperienza scolastica. La condizione economica resta la principale barriera (28%), seguita dalle difficoltà relazionali (21%). Nel complesso, il 77% del campione ha incontrato almeno un ostacolo nel proprio percorso di vita; una quota che sale al 93% tra chi si sente insoddisfatto. Eppure, più di una persona su due (52%) ha migliorato la propria condizione economica rispetto al punto di partenza, percentuale che cresce tra chi vive in contesti socialmente integrati (64%) e cala tra chi è isolato (28%). Anche sul piano educativo, il 62%  segnala progressi significativi, che arrivano al 77% tra i più soddisfatti. Questi dati confermano che la rete di relazioni è una leva decisiva: chi è inserito in contesti di fiducia tende a migliorare in tutte le dimensioni del benessere. Tra quanti hanno affrontato difficoltà, il 52%  dichiara di aver ricevuto aiuto da una o più persone, soprattutto amici (36%) e insegnanti (11%).
Il Rapporto mette in luce che la fioritura del potenziale umano è spesso il risultato di un  processo collettivo. La relazione con gli altri, la rete, la comunità e la presenza di figure di fiducia hanno un potere generativo: rendono possibile trasformare le fragilità in risorse. Quando il sistema nel suo complesso (istituzioni, scuola, terzo settore, imprese e cittadini) si assume la responsabilità di creare contesti favorevoli, le disuguaglianze smettono di essere una condanna e diventano terreno di rinascita.