di Vassiliki Tziveli*
C’è una forza che viene ammirata e poi ce n’è un’altra, più silenziosa, che viene data per scontata. È quella delle donne che tengono insieme tutto: lavoro, famiglia, relazioni, responsabilità. Donne che non si fermano mai, che trovano sempre una soluzione, che “ce la fanno”, anche quando nessuno lo chiede esplicitamente. Diventano punti di riferimento, spesso indispensabili, ma proprio per questo, paradossalmente, rischiano di diventare invisibili.
Quando una donna è abituata a essere forte, il mondo smette di domandarle come sta e si crea attorno a lei un’aspettativa implicita: reggerà per sempre. E’ qui che la forza, da risorsa, può trasformarsi in un vincolo. Non più una scelta, ma un’identità rigida da cui sembra difficile uscire.
Dietro questa forza costante si nasconde spesso un costo emotivo poco raccontato: stanchezza che non trova spazio, emozioni trattenute, bisogni rimandati. Molte donne crescono interiorizzando un messaggio preciso: essere forti significa non cedere, non mostrarsi fragili, non avere bisogno. Chiedere aiuto diventa qualcosa da evitare, quasi una forma di fallimento e sentire troppo, un eccesso da contenere. Così si impara a funzionare perfettamente, a essere efficienti, presenti, affidabili, ma nel tempo si rischia di allontanarsi da ciò che si prova davvero.
Il punto non è mettere in discussione la forza. La forza è una qualità preziosa e necessaria. Il punto è quando diventa l’unico modo possibile di stare al mondo, quando non si contemplano alternative, quando non ci si concede di essere anche stanche, confuse, vulnerabili e quando la domanda non è più “come sto?”, ma “quanto riesco ancora a reggere?”. In quel passaggio, la forza smette di essere una risorsa e diventa una prigione invisibile.
Dal punto di vista del mental coaching, il primo passo è riconoscere questo meccanismo: accorgersi dello spazio che quel ruolo occupa nella propria identità e iniziare, gradualmente, a introdurre possibilità diverse. Non si tratta di smettere di essere forti, ma di ampliare il significato stesso di forza. Una forza più completa, che includa anche la capacità di fermarsi, di dire “oggi no” senza sentirsi in difetto e di chiedere supporto senza percepirsi meno adeguate. La vera forza non è resistere sempre, ma è scegliere consapevolmente quando farlo, ed è restare in contatto con sé stesse, anche nelle emozioni più scomode passando dal bisogno di dimostrare al permesso di sentire. Forse allora la domanda cambia: non è più “quanto posso sopportare?”, ma “quanto mi permetto di essere, anche quando non sono forte?”.
È in questo spazio che qualcosa si trasforma davvero, perché quando una donna smette di identificarsi solo con la sua forza inizia a riscoprire la propria libertà.
*mental coach e giornalista