La qualità dell’aria migliora, ma non basta.
L’informativa annuale di Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) mostra un trend di riduzione diffuso sul territorio e significativo, che riguarda tutte le regioni coinvolte nelle procedure di infrazione Ue per superamenti di Pm10 (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia) e per NO2 (biossido di azoto) (Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia). Questo ha permesso il rientro nei limiti per il Pm10 in Toscana, Umbria e Puglia e, per l’No2, nelle zone agglomerato di Torino, Bergamo, Brescia, Firenze e Roma e nella zona A (pianura a elevata urbanizzazione, in Lombardia); si registra un progressivo avvicinamento alla conformità per le altre zone.
Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente offre, quindi, il quadro nazionale relativo alla qualità dell’aria 2025; un rapporto sintetico elaborato ogni anno dagli esperti di Ispra e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome. I dati parlano di rispetto dei limiti di PM10 e PM2,5 su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone.
La nuova Direttiva europea, inoltre, impone limiti più stringenti da raggiungere entro il 1° gennaio 2030, per i quali si rendono necessarie strategie aggiuntive.
Si registra il rispetto del valore limite annuale (40 microgrammi per metro cubo) del PM10 in tutte le regioni; nel 92% delle stazioni è rispettato anche il valore limite giornaliero (50 μg/m³ per la media giornaliera, da non superare per più di 35 giorni in un anno). Il valore limite annuale del PM2,5 (25 μg/m³) è rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Per questo inquinante si osserva una riduzione media di circa il 14% dei livelli annuali registrati nel 2025 rispetto alla media del decennio 2015-2024. Anche il valore limite annuale del biossido di azoto è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni di monitoraggio (99%), sebbene sia da registrare il superamento in un numero limitato di stazioni, localizzate in grandi aree urbane in prossimità di importanti arterie stradali, nell’agglomerato di Milano, a Genova, Napoli, Catania e Palermo. Il valore limite orario è invece rispettato ovunque.
In larga parte del Paese si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge (solo il 9% delle stazioni rispetta l’obiettivo a lungo termine, pari a 120 μg/m³ come valore più alto della media mobile giornaliera su otto ore).
«Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori. I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente – ha dichiarato Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa – Abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti».