A che punto sono i progetti Pnrr? Il Referto 2026 della Corte dei conti sullo stato di attuazione dei progetti Pnrr e Pnc affidati agli enti territoriali fotografa una situazione in cui l’Italia ha raggiunto molti degli obiettivi concordati con l’Unione europea, ma dove persistono dubbi sulla capacità di completare concretamente gli investimenti entro la scadenza del 30 giugno 2026. Per quanto riguarda il Nordovest, il quadro è generalmente più positivo rispetto alla media nazionale, soprattutto per Lombardia e Piemonte.
Lombardia: tra le migliori d’Italia
La Lombardia emerge come una delle regioni più avanzate nell’attuazione del Piano: il 57% dei progetti risulta già concluso, seconda soltanto alla Valle d’Aosta (65%); si colloca nettamente sopra la media nazionale; rientra nel gruppo delle regioni che hanno dimostrato maggiore capacità amministrativa e realizzativa. Il dato suggerisce che la regione è riuscita a trasformare più rapidamente le risorse del Pnrr in interventi completati, anche se la Corte sottolinea che il numero dei progetti conclusi non coincide necessariamente con il volume delle risorse spese, poiché gran parte dei finanziamenti resta concentrata nei progetti ancora in corso.
Piemonte: performance molto elevate
Anche il Piemonte si colloca tra le realtà più virtuose del Paese: il 55% dei progetti è stato completato; è la terza regione italiana per quota di interventi conclusi; presenta un livello di avanzamento significativamente superiore a molte altre regioni del Centro e del Sud. Il dato conferma una buona capacità di gestione amministrativa e di attuazione degli investimenti, elemento particolarmente rilevante considerando la complessità dei progetti infrastrutturali e sanitari finanziati dal Piano.
Liguria: situazione positiva ma meno brillante
La Liguria non figura tra le regioni con le percentuali più elevate di progetti conclusi, ma nemmeno tra quelle in ritardo evidenziate dalla Corte. Dal Referto emerge quindi una posizione intermedia: avanzamento generalmente in linea con le regioni del Centro-Nord; nessuna criticità strutturale evidenziata come accade in alcune aree del Mezzogiorno; necessità di accelerare soprattutto nella fase finale del Piano, quando si concentreranno pagamenti e collaudi delle opere.
Sanità: le sfide comuni
Nel settore sanitario, che rappresenta una delle componenti più rilevanti del Pnrr, la Corte richiama alcune criticità che interessano anche Lombardia, Piemonte e Liguria: ritardi nell’attivazione delle strutture di assistenza territoriale; difficoltà nella digitalizzazione dei servizi sanitari; sostituzione e messa in funzione delle nuove tecnologie sanitarie; rischio che le opere siano formalmente completate ma non ancora pienamente operative. La situazione appare comunque più favorevole rispetto al Mezzogiorno, dove la Corte segnala ritardi più marcati e divari territoriali più accentuati.
Il punto chiave della Corte
La principale osservazione del Referto è che il successo del Pnrr non può essere misurato soltanto dal raggiungimento dei traguardi concordati con Bruxelles. Il vero banco di prova resta la capacità degli enti territoriali di trasformare le risorse ricevute in opere funzionanti, servizi operativi e investimenti conclusi. In questo contesto, Lombardia e Piemonte figurano tra le regioni più avanzate d’Italia, mentre la Liguria si colloca in una posizione intermedia,senza particolari segnali di criticità, all’interno del Centro-Nord che mostra livelli di attuazione superiori rispetto al Paese.
I traguardi conseguiti e le criticità
La Relazione semestrale della Corte dei conti evidenzia, dunque, che il Pnrr ha raggiunto il 72% degli obiettivi europei complessivi, con tutti i 50 traguardi previsti per il secondo semestre 2025 conseguiti. A fine febbraio 2026 la spesa sostenuta ha raggiunto 113,5 miliardi di euro, pari a oltre il 58% delle risorse del Piano. La revisione approvata a fine 2025 ha ridistribuito le risorse, aumentando incentivi alle imprese e strumenti finanziari e riducendo il peso di alcune opere pubbliche e acquisti. Questo ha reso più semplice il raggiungimento degli obiettivi europei e ha consentito di spostare una parte della spesa oltre il 2026. Nonostante l’accelerazione, la Corte segnala alcune criticità: circa 24,2 miliardi di euro di spesa potrebbero slittare oltre il 2026; la rendicontazione è in ritardo rispetto ai trasferimenti e ai pagamenti effettuati; nei lavori pubblici e nella sanità l’avanzamento resta più lento rispetto ad altri settori; i tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche si sono allungati di quasi due mesi. Tra i risultati più significativi figurano la riduzione dei tempi degli appalti pubblici, il miglioramento della digitalizzazione della Pubblica amministrazione e della giustizia, gli investimenti per la transizione energetica, il sostegno alle imprese e i progressi nella sanità digitale e nel Fascicolo sanitario elettronico. La Corte sottolinea infine che il vero banco di prova sarà la fase finale del Piano: nel solo primo semestre 2026 devono essere completati 159 obiettivi europei, mentre resta fondamentale garantire che gli investimenti finanziati si traducano effettivamente in opere e servizi funzionanti entro le scadenze previste.