Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.
Sempre più poveri e sempre più a lungo, sempre più anziani e sempre più soli. Con bisogni sempre maggiori in merito, soprattutto, alla casa e alle cure sanitarie.
Il quadro che traspare dal Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana, definito dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori, non lascia ben sperare. Non tanto per i numeri, che sono comunque in crescita (+1,7% rispetto al 2024), quanto perché la povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di quella che viene definita come una “strutturale normalità”. E questo vale anche per il ricco Nordovest. Infatti, tra Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta si registra una crescita che sfiora l’1% (da 81.885 a 82.634 persone assistite) con l’incremento maggiore proprio nella prima, in quella che viene definita la “locomotiva” del Paese: in Lombardia, infatti, si passa da 37.246 a 38.834 persone assistite dalla Caritas, pari a una crescita superiore al 4,2%. I “nostri” poveri si suddividono in pari maniera tra maschi e femmine, mentre prevalgono nettamente gli stranieri (61,9%).
Le caratteristiche dei poveri
I dati della Caritas sembrano confermare che si parla sempre di più di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie: una volta che ci cadi non riesci più a venirne fuori, se non raramente.
«Si rafforzano le situazioni di povertà intermittente e di lunga durata – si legge nel rapporto – Sempre più spesso, infatti, il disagio non si presenta come un evento temporaneo o eccezionale, ma come una condizione stabile, con cui le persone sono chiamate a convivere nel tempo».
Nel 2025 la quota di persone assistite da lungo tempo (5 anni e oltre) ha raggiunto il 28,1%, il valore più elevato registrato dal 2019. Quasi il 30% delle persone seguite sperimenta dunque una condizione di disagio stabile e prolungato, dalla quale appare sempre più difficile uscire. Per quel che riguarda il Nordovest le percentuali più elevate si registrano in Liguria (33,6%). Qui, come si può vedere dalla tabella, le persone in carico alla Caritas da oltre 10 anni arrivano al 16,1% contro una media nazionale dell’11,3%. Anche in lombardia si sfora quersto valore e si arriva all’11,7%.
Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%: l’età media delle persone accompagnate ha raggiunto i 48 anni, mentre solo tre anni fa questo valore si attestava a 46 anni. Così com’è sempre più evidente come
«la condizione di vulnerabilità economica sia spesso associata a fragilità di tipo relazionale e familiare – si legge nel report – Separazioni, divorzi, lutti e situazioni di progressivo isolamento sociale rappresentano eventi di svolta che incidono in modo significativo sulle traiettorie di vita, con effetti sulla disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali».
Si conferma, poi, un lato della povertà che torna spesso: la forte e consolidata relazione tra bassi livelli di istruzione e condizioni di povertà. Oltre due terzi degli assistiti possiede un titolo di studio pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado (66,5%).
Bisogni e richieste nel Nordovest
Tra i bisogni che vengono maggiormente evidenziati dalla rete Caritas nei nostri territori figurano, ad esempio, i problemi legati all’immigrazione (in Lombardia riscontrati nel 15,9% delle persone a fronte di un dato nazionale del 10,6%; valori che arrivano addirittura al 20,8% in Liguria), quelli dovuti alla salute (in Liguria al 17,8% contro un dato nazionale del 15,1%), e quelli della povertà economica generale (in Piemonte evidenziato dall’84,6% delle persone ascoltate mentre a livello nazionale si arriva al 77,9%).
Dall’analisi delle richieste presentate ai centri Caritas, invece, quelle che sono più avanzate nelle nostre regioni riguardano l’alloggio, in particolare in Piemonte e Liguria (rispettivamente il 29,9% e il 29,7% delle richieste a fronte di una media nazionale del 19,1%), la sanità in Liguria (al 9,6% a fronte di una media italiana del 7,6%), il lavoro e la formazione in Lombardia (all’8,2% contro una media del 4,9%).
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