La mobilità è sempre meno soltanto una questione di spostamenti. Raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola, andare dal medico o fare la spesa può diventare un problema economico e sociale quando i collegamenti sono insufficienti e l’automobile rappresenta l’unica alternativa possibile. E’ il fenomeno della povertà dei trasporti, analizzato nel rapporto «Affrontare la povertà dei trasporti in Italia», che mette in evidenza le disuguaglianze territoriali e le difficoltà affrontate dalle famiglie. Un tema che interessa anche Lombardia, Piemonte e Liguria, tre regioni caratterizzate da reti infrastrutturali importanti, ma anche da aree montane, periferiche e a bassa densità abitativa. Secondo lo studio, nel 2024 circa 4,9 milioni di famiglie italiane, pari al 18,46% del totale, risultavano esposte a problemi di sostenibilità economica dei trasporti, considerando una soglia di spesa pari a due volte la mediana nazionale. Il dato evidenzia la portata del fenomeno e dimostra che la presenza di un sistema economico sviluppato non elimina automaticamente le difficoltà di accesso alla mobilità.
Lombardia, il vantaggio delle città e le fragilità delle periferie
La Lombardia beneficia di una rete di collegamenti articolata e della presenza di importanti poli urbani, a partire da Milano. La concentrazione di infrastrutture e servizi favorisce generalmente l’accessibilità, soprattutto nei territori della pianura e nelle aree vicine ai principali centri. Il rapporto individua proprio nella Pianura Padana e in prossimità dei poli urbani alcune delle zone italiane con condizioni più favorevoli per la disponibilità dei trasporti locali. Il quadro, tuttavia, cambia nelle aree montane e nei comuni più distanti dalle principali direttrici. Qui la frequenza dei collegamenti e la distanza dalle stazioni possono rendere necessario l’utilizzo dell’auto anche per gli spostamenti quotidiani. Per le famiglie con redditi contenuti, carburante, manutenzione e altre spese legate al veicolo possono incidere pesantemente sul bilancio domestico. Anche la transizione verso la mobilità elettrica presenta una dimensione economica. Nel 2024 la Lombardia contava 57.381 veicoli elettrici, pari a 5,70 ogni mille residenti. Si tratta del numero assoluto più elevato tra le tre regioni considerate, ma la diffusione resta condizionata dalla capacità di sostenere i costi di acquisto e dalla disponibilità di alternative all’automobile privata.
Piemonte, collegamenti decisivi per le aree montane
In Piemonte, la distribuzione della popolazione tra centri urbani, vallate alpine e comuni periferici rende particolarmente importante il tema dell’accessibilità. La presenza di collegamenti adeguati non è soltanto una questione di comodità, ma una condizione necessaria per garantire pari opportunità nell’accesso al lavoro, all’istruzione e alla sanità. La ricerca individua nell’arco alpino uno dei principali contesti italiani di criticità per la disponibilità dei trasporti. Le difficoltà non sono uniformi, ma possono aumentare nei territori lontani dalle stazioni ferroviarie e dai servizi essenziali, dove gli spostamenti dipendono maggiormente dal mezzo privato. Nel 2024 il Piemonte registrava 20.023 veicoli elettrici, equivalenti a 4,71 ogni mille abitanti. Un dato inferiore a quello lombardo, che riflette una diffusione ancora limitata della nuova motorizzazione. Per accelerare il cambiamento non basta quindi incentivare l’acquisto di veicoli meno inquinanti: occorre anche rendere disponibili collegamenti pubblici affidabili e soluzioni adatte ai comuni con una domanda di trasporto più ridotta. Tra le possibili risposte indicate dal rapporto figurano il miglioramento dei collegamenti verso i principali nodi ferroviari, l’integrazione dei servizi esistenti e lo sviluppo di trasporti flessibili, anche a chiamata, nelle aree meno densamente abitate.
Liguria, la conformazione del territorio complica gli spostamenti
In Liguria, la particolare conformazione geografica rende la mobilità una questione strettamente legata alla distribuzione degli insediamenti e dei servizi. Accanto ai principali centri costieri si trovano comuni collinari, montani e appenninici nei quali le distanze, la morfologia del territorio e la minore densità infrastrutturale possono ostacolare l’accesso alle strutture sanitarie e agli altri servizi essenziali. Il rapporto segnala criticità nell’accessibilità sanitaria anche lungo l’Appennino ligure e nelle aree alpine. In questi contesti, il problema non riguarda soltanto la disponibilità di autobus o treni, ma anche la distanza fisica dai presidi di riferimento. Per questo, il potenziamento dei collegamenti deve accompagnarsi a servizi territoriali adeguati alle esigenze della popolazione. Sul fronte della mobilità elettrica, la Liguria registrava nel 2024 3.637 veicoli elettrici, pari a 2,41 ogni mille residenti. E’ il valore più basso tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Il dato, da solo, non consente di individuare tutte le cause del divario, ma evidenzia la necessità di considerare anche le condizioni economiche delle famiglie e le caratteristiche del territorio.
La sfida: mobilità accessibile per tutti
Il confronto tra le tre regioni conferma che la povertà dei trasporti non dipende da un unico fattore. Il rapporto distingue tre dimensioni fondamentali: la sostenibilità economica degli spostamenti, la possibilità di raggiungere le destinazioni in tempi ragionevoli e la disponibilità effettiva delle diverse modalità di trasporto. Reddito, età della popolazione, marginalità territoriale e grado di urbanizzazione contribuiscono a determinare le differenze tra comuni. Per questo, le politiche pubbliche devono adattarsi alle caratteristiche locali, evitando soluzioni identiche per territori che presentano esigenze differenti. Nelle città, la priorità è rendere il trasporto pubblico più affidabile e competitivo rispetto all’auto privata. Nei piccoli comuni e nelle aree montane diventano centrali i servizi a chiamata, i collegamenti con le stazioni e l’accesso ai presidi sanitari. Parallelamente, il sostegno alla mobilità a basse emissioni deve tenere conto delle possibilità economiche di chi non può affrontare l’acquisto di un nuovo veicolo. La transizione ecologica, dunque, non può essere separata dalla giustizia sociale. Lombardia, Piemonte e Liguria condividono la necessità di ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti senza aggravare le disuguaglianze esistenti. L’obiettivo è garantire che vivere lontano da una grande città o disporre di risorse limitate non significhi rinunciare a opportunità di lavoro, istruzione, assistenza e partecipazione alla vita sociale.