In totale al 30 novembre 2025 il costo delle infrastrutture strategiche prioritarie nel nostro Paese ammontava a 522 miliardi di euro, e la maggior parte sono localizzate nei territori del Centro Nord. Nello specifico, ammontano a 252 miliardi di euro le infrastrutture strategiche e prioritarie nell’area geografica del Centro Nord, 194 miliardi di euro al Sud e nelle Isole, mentre 76 miliardi di euro sono interventi diffusi sul territorio. Le disponibilità finanziarie non riescono però a coprire il totale delle opere in programma, fermandosi a 352 miliardi di euro, il 67% del costo previsto. Sono i dati contenuti nel 19° rapporto «Infrastrutture strategiche e prioritarie 2025» stilato dal Servizio studi della Camera dei Deputati in collaborazione con l’autorità nazionale anticorruzione e l’istituto di ricerca Cresme. La situazione rispetto all’anno precedente ha visto un deciso aumento dei costi: l’edizione riferita al 30 novembre 2024 dello stesso dossier indicava il costo totale delle opere in 483 miliardi di euro, ben 38 miliardi di euro (l’8%) in meno rispetto al dato più aggiornato. Aumento che è «ascrivibile all’aggiornamento del costo che, per una parte delle opere monitorate, tiene conto dell’incremento dei costi degli interventi dovuto all’avanzamento progettuale e all’aggiornamento dei quadri economici per adeguamenti tariffari connessi all’aumento dei prezzi», oltre che al commissariamento dell’opera che ha in programma la costruzione della Diga di Vetto, sull’Appennino reggiano, che ha da sola un costo stimato in 519 milioni di euro.
Il 40% di opere rientrano nel piano del Pnrr
Quasi la metà delle opere, per un valore totale di 210 miliardi di euro, riguardano iniziative inserite nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), oppure nelle opere commissariate:
«(28 miliardi il costo delle opere PNRR-PNC non commissariate, 44 miliardi il costo delle opere commissariate e PNRR-PNC e 138 miliardi il costo delle opere commissariate non PNRR-PNC), mentre la rimanente parte di 312 miliardi (60%) è destinata alle altre infrastrutture strategiche e prioritarie programmate a partire dal 2001».
La stragrande maggioranza delle opere riguarda il potenziamento della linea ferroviaria, per quella stradale e per il ponte sullo Stretto di Messina
L’80% del totale dei costi previsti riguarda il finanziamento di lavori con l’obiettivo di potenziare la linea ferroviaria esistente. Si parla di una quota pari a 417 miliardi di euro: oltre ai noti 13,5 miliardi di euro per il ponte sullo Stretto di Messina, il 44,3% (pari a 232 miliardi di euro) serviranno per potenziare e rinnovare la rete ferroviaria, mentre il 32,8% (pari a 171 miliardi di euro) per rinnovare e potenziare la rete stradale.
Lo stato di realizzazione procede con lentezza
Prosegue con lentezza l’avanzamento della realizzazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie. I lavori ultimati sono pari a 75 miliardi di euro (+9,5% rispetto ad agosto 2024; +37,9% rispetto ad agosto 2023; +41,8% rispetto a maggio 2022). Quelli in corso ammontano a 147 miliardi di euro (+19% rispetto ad agosto 2024; +94,1% rispetto ad agosto 2023; +156,1% rispetto a maggio 2022) dei quali il 58% (101,6 miliardi) è rappresentato da cantieri ferroviari. Ci sono poi contratti sottoscritti e lavori da avviare per un totale di 33 miliardi di euro (-9,4% rispetto ad agosto 2024; +1,9% rispetto ad agosto 2023; +217,9% rispetto a maggio 2022). 20 miliardi di euro è l’ammontare dei lavori in gara o aggiudicati (+78,4% rispetto ad agosto 2024; -41,2% rispetto ad agosto 2023; -2,2% rispetto a maggio 2022). Infine quelli ancora in fase di progettazione da affidare sono una quota di 189,5 miliardi di euro (+4,1% rispetto ad agosto 2024; +0,7% rispetto ad agosto 2023; -1,8% rispetto a maggio 2022).
I bandi e la distribuzione del mercato delle opere pubbliche
Il dossier messo a punto dal servizio studi della Camera conta anche a quanto ammontano i bandi pubblicati nel settore per l’aggiudicazione delle opere pubbliche, evidenziando come i valori medi dei bandi siano passati dai 26 miliardi di euro per il periodo dal 2002 al 2017, a 39 miliardi di euro per il triennio 2018-2020 fino a superare quota 71 miliardi di euro nel triennio 2021-2023. Per le aggiudicazioni, si parla di importi medi pari a 97,4 miliardi nel 2023, partendo da quota 18 miliardi nel periodo 2002-2017.
«Dal 2024 il valore aggiudicato si riduce ma, come osservato per i bandi, il livello resta alto: 38,8 miliardi nel 2024; 51,5 miliardi nel 2025 (un importo superiore ai valori annui rilevati tra il 2002 e il 2021 e al valore del 2024)».
Nelle nostre 3 regioni di riferimento, nel periodo 2021-2025 gli importi dei valori medi delle aggiudicazioni di bandi per le opere pubbliche hanno visto 25,6 miliardi di euro in Lombardia, 13,9 miliardi di euro in Piemonte e 10,1 miliardi di euro in Liguria. Le aggiudicazioni di bandi per le opere strategiche e prioritarie sempre nello stesso periodo sono state di 5,7 miliardi di euro in Lombardia, 5,5 miliardi di euro in Piemonte e 4,09 miliardi in Liguria.