Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.
Per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno cresce più del Centro-Nord. Secondo le stime della Svimez, nel 2025 il Pil delle regioni meridionali è aumentato dello 0,7%, superando la media nazionale dello 0,5% e il risultato registrato nelle aree centro-settentrionali. Le due circoscrizioni del Nord evidenziano un profilo congiunturale sostanzialmente appaiato e di entità modesta che si è inevitabilmente riflesso appieno sulla dinamica nazionale: Nordovest + 0,3% e Nordest +0,4%. In entrambe, negativa è stata la variazione dell’output industriale, in parte controbilanciata, nel solo Nordovest, dal buon andamento delle costruzioni. Debole, in tutte e due le macroaree, è risultata la variazione dei servizi in quanto una fetta consistente di questi è direttamente collegata alle attività industriali. Nel Nordest è risultata di segno negativo la variazione congiunturale di Trentino Alto-Adige (-0,2%) e Veneto (-0,7%), cui si contrappone il buon risultato dell’Emilia-Romagna (+1,7%). Il Nordovest presenta risultati più omogenei, con l’unica eccezione del Piemonte (-0,4%).
Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata e che, osservato dal punto di vista del Nordovest, evidenzia le difficoltà che stanno attraversando alcuni dei tradizionali motori economici del Paese.
Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, insieme alla Lombardia, continuano a rappresentare il cuore produttivo dell’Italia. Tuttavia, il rallentamento della domanda internazionale, la debolezza dell’industria europea e le incertezze geopolitiche stanno incidendo sulla capacità di crescita delle regioni settentrionali, storicamente trainate dall’export e dalla manifattura. A differenza del Sud, sostenuto in larga misura da investimenti pubblici e risorse Pnrr, il Nordovest si confronta con una fase di transizione complessa. La contrazione della produzione industriale in diversi comparti, dall’automotive alla metalmeccanica, ha ridotto la spinta espansiva di territori che per decenni hanno guidato la crescita nazionale. Significativo è il caso del Piemonte, dove la trasformazione del settore automobilistico continua a influenzare il sistema economico. Le imprese stanno affrontando le sfide della transizione verso la mobilità elettrica e della crescente competizione internazionale. Anche la Liguria risente delle difficoltà del commercio globale e della frenata di alcuni settori produttivi, nonostante il ruolo strategico svolto dai porti e dalla logistica. In questo contesto, il rafforzamento delle infrastrutture e dei collegamenti con il resto d’Europa rappresenta una delle leve fondamentali per sostenere la competitività. La crescita più sostenuta del Mezzogiorno, non deve essere letta come una crisi del Nordovest, ma come il segnale di una fase economica diversa da quella del passato. Oggi sono soprattutto gli investimenti pubblici a generare sviluppo nelle regioni meridionali, mentre il Nord industriale paga la debolezza dei mercati internazionali e la riduzione della domanda estera.