Il personaggio

Parla la regina delle Dolomiti: «Il mio segreto? Mi premio con il tiramisù»

Claudia Peretti è arrivata prima alla Hero Dolomites, la maratona di mountain bike più dura al mondo. Vive in Lombardia ma si sente piemontese e ha due sogni.

Parla la regina delle Dolomiti: «Il mio segreto? Mi premio con il tiramisù»

Claudia Peretti, 28 anni, è la regina delle Dolomiti: ha dominato la Hero Sudtirol Dolomites, la maratona di mountain bike più spettacolare e più dura al mondo (nel rapporto tra distanza e sviluppo altimetrico). La campionessa Italiana Marathon ha realizzato un tempo finale di 3:53:48. Vive a Galbiate (Lecco) con il suo compagno ma si sente piemontese, legatissima alle terre del Novarese nel quale è nata e cresciuta.

Quando ha iniziato ad andare in bici?

«Tardi: a 16 anni ho cominciato a praticare endurance. Dai 6 ai 16, essendo molto appassionata di animali, mi sono dedicata all’equitazione. Per crescere di livello, però, avrei avuto bisogno di un cavallo di proprietà; i miei genitori, purtroppo o per fortuna, non me lo hanno mai preso e così ho smesso. Nel mentre, mio fratello aveva iniziato e lasciato la mountain bike. Mi sono detta “provo a farci un giro” e da lì non sono più scesa. Amo la montagna, amavo correre, ma quando uscivo correndo non sapevo in quali condizioni sarei tornata: riuscivo sempre a infortunarmi, con la bici non ho riscontrato complicazioni».

E da allora, di strada ne ha fatta…

«Ci ho messo un po’ a raggiungere i risultati: all’inizio avevo la passione ma non avevo la testa da atleta. Sono 10 anni che pratico e ogni anno ho imparato qualcosa. Ora sento di conoscermi abbastanza e di poter performare. Per me è stata una fortuna che mio padre andasse in bici e capisse questo sport, così come avere una squadra nel mio paese che mi tesserasse dopo nemmeno un anno, accorciando i tempi. Altro passo fondamentale, ottenere il tesserino Elite con la squadra di Dario Fournier: a loro devo tanto! La squadra ha creduto in me e mi è sembrato Natale quando mi hanno fornito il materiale e la bici per correre!».

E’ una questione di talento o di disciplina?

«Quando ho iniziato non pensavo di avere qualità eccezionali; i risultati sono arrivati con la costanza».

Qual è la “testa” giusta per essere un’atleta?

«Avere passione perché senza non si va avanti, poi la capacità di rinunciare: sopportare la fatica, alimentarsi in un certo modo, mantenere uno stile di vita sano. Per me i sacrifici non sono stati rinunciare alle feste, al far tardi o bere un bicchiere di alcolici, piuttosto il non praticare altri sport: mi pace correre, mi piace lo sci alpinismo ma se sei in periodo di preparazione per le gare, non puoi permetterti di fare altro, devi massimizzare le energie e gli allenamenti».

Il ciclismo è un ambiente maschile? Lo ha mai percepito come un ostacolo?

«Da quando ho iniziato, molto è cambiato. Soprattutto nel ciclismo su strada ora ci sono più ragazze, nella mountain bike si fa più fatica. Quasi tutte le gare hanno lo stesso montepremi per uomini e donne: già non c’è parità negli stipendi … almeno nei montepremi è il minimo; facciamo la stessa fatica…».

La bici è il suo lavoro?

«Insegno Estimo ed Economia in una scuola di geometri serale: questo mi permette di conciliare i tempi degli allenamenti e i miei alunni sono i miei primi fan. Mi scrivono su Ig per complimentarsi e sono contenti per me».

Si aspettava questi risultati?

«Questo è un anno in cui tutto è andato particolarmente bene. Non aspettavo i risultati ma li sognavo. Cerco di non avere aspettative troppo alte per non essere delusa. Quando immaginavo di vincere la Hero, mi venivano le lacrime agli occhi, allora cercavo di ripetermi che sarebbe andato bene anche un altro gradino del podio perché avevo timore di non essere contenta di un altro risultato, anche se vittorioso».

Ha paura quando gareggia?

«Non ho paura del confronto con le altre atlete, ma di non andare forte. Se ho dato il mio massimo e non ho vinto posso essere contenta comunque. Nelle gare con sentieri molto tecnici può esserci la paura di cadere: il giusto livello per non pinzare troppo i freni e per non schiantarsi contro un albero andando a velocità folle».

Col senno di poi, pensa che sarebbe potuta salire prima in bici?

«Una domanda che mi sono posta mille volte ma ho allontanato il pensiero. Non posso cambiare ciò che è stato e sono soddisfatta della mia crescita. Magari se avessi iniziato prima, mi sarei stancata come è accaduto a mio fratello e avrei lasciato. Sono stata io a decidere di iniziare e di continuare e questo è stato fondamentale».

Il sogno nel cassetto?

«Ne ho due: vincere l’Europeo tra un mese e una medaglia mondiale a settembre, in Trentino, con un percorso che ho già disputato e vinto più volte. Correre in Italia per un mondiale è sempre un’emozione e sono davvero gasata».

Quante ore al giorno si allena?

«Dipende dalle gare che sto preparando: da un’ora e mezza a sei ore al giorno, direi».

Cosa direbbe a un giovane che vorrebbe intraprendere la strada di Claudia?

«Fallo! Il ciclismo è uno sport bellissimo e ancora di più quando non si ha la patente dell’auto: la bici ti permette di esplorare i luoghi e di macinare chilometri».

Usa la bici anche al di fuori di allenamenti e gare?

«Mentirei se dicessi che la uso per andare al supermercato ma questo perché dove vivo le strade sono saliscendi continui con 300 metri di dislivello e sarebbe faticoso. La uso a volte per andare in palestra e unire quell’allenamento con quello su strada».

Vive in Lombardia ma si sente Piemontese, come mai?

«Sono cresciuta a Milano per il lavoro di papà ma tornavo ogni fine settimana a Gozzano dove i nonni avevano una pasticceria. In città mi sentivo in gabbia: i miei genitori non mi permettevano di uscire in bici e, quando l’ho fatto, sono stata investita e mi sono rotta un caviglia. Quando papà ha cambiato residenza, tornando nel Novarese, ho protestato perché volevo cambiarla anche io! Lì sono vicina alle montagne e sento di appartenere a quei posti».

Pregi e difetti di Claudia?

«Sono disordinata, combino guai e faccio tutto all’ultimo; vorrei essere più precisa ma non riesco proprio. Però prendo con leggerezza la vita, non appesantisco le situazioni».

La fama le ha cambiato la vita?

«Non mi reputo famosa e non sono cambiata, non mi sembra».

Vacanze?

«In montagna, un paio di settimane per preparare le gare in altura».

Hobby oltre alla bici?

«Adoro cucinare e dedicarmi all’orto, al giardino e agli animali».

E’ golosa?

«Mi piacciono i dolci. Quando finisce la stagione, mi preparo una teglia di tiramisù e la mangio tutta, da sola. E’ la mia motivazione per arrivare alla fine: il mio tiramisù batte tutti gli altri. Di recente ho messo un “cuore” a un’immagine Ig con un canyon di tiramisù; un mio amico ha visto e mi ha chiesto se stessi mangiando poco per le gare… ecco…».