E’ colpa della crisi abitativa, della difficoltà a trovare un lavoro e degli stipendi troppo bassi, del costo degli immobili o degli affitti troppo alti? Oppure è colpa della poca voglia di abbandonare le coccole materne? Probabilmente c’è un po’ di tutto questo. Sta di fatto che il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori: praticamente solo un under 30 su cinque in Italia riesce a permettersi di andarsene dalla casa familiare. E questo, senza bisogno di rivangare il termine “bamboccioni” coniato dallo scomparso ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ci rende un po’ gli zimbelli d’Europa (dove la media si ferma al 54%) e quasi del mondo intero, visto che sta peggio di noi solo la Corea del Sud (82%). E nemmeno le regioni del Nordovest sono esentate da questo fenomeno. A sostenerlo sono gli impietosi dati dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) presenti in un documento depositato presso la commissione Casa del Parlamento europeo, usciti nei giorni scorsi. Un fenomeno che tocca in parte anche altri paesi del Sud Europa, come Spagna e Grecia, anche loro alle prese con problematiche simili alle nostre, a cominciare dalla crisi abitativa e lavorativa; mentre la quota di giovani under 30 che vive con i genitori è radicalmente inferiore in Paesi come Danimarca (10%) e Finlandia (10%), ma anche di Norvegia e Svezia (20%) dove, evidentemente, le politiche abitative e di welfare sono ben più efficaci.
Le caratteristiche italiane
I dati Ocse certificano una situazione che l’Istat aveva già fotografato da tempo. Nei “Rapporti annuali” che pubblica ogni dodici mesi, il tema è ben presente ed è analizzato un po’ più ampiamente per i giovani tra i 18-34 anni. Qui si evidenzia, innanzitutto, come il fenomeno, rispetto ai primi anni Duemila, sia in crescita e abbia avuto un vero e proprio boom con la pandemia, nel 2021, quando la permanenza in famiglia ha segnato il suo massimo (67,6%) con i divari territoriali più marcati: la permanenza in famiglia era arrivata al 72,8% dei giovani nel Mezzogiorno, contro circa due su tre nel Centro-Nord. Dal 2023 è tornata a scendere al 63,3%, sui livelli precedenti al 2019. Nel 2024, oltre due terzi degli uomini di 18-34 anni vivevano con i genitori (67,7%), contro il 58,7% delle donne. La permanenza in famiglia diminuisce col crescere dell’età e con differenze di genere rilevanti per via dei diversi modelli di transizione alla vita adulta. A parità di età, i giovani uomini permangono coi genitori più delle giovani donne, che, quando formano la loro famiglia (matrimonio o unione libera), hanno un’età media più bassa.
La situazione a livello regionale
Secondo il “Rapporto annuale 2024” dell’Istat, in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione di Sicilia e Abruzzo, l’incidenza è superiore alla media nazionale (fino al 75,4% in Campania), mentre nel Centro-Nord, tranne che nelle Marche (al 74,5%) e in pochi altri casi, i livelli sono più bassi, con il minimo in Friuli-Venezia Giulia (57,1%), unica regione che aveva valori in calo.
Non si può nascondere che
«la permanenza prolungata in famiglia sia legata alla possibilità di un’indipendenza economica e abitativa, in primis», si legge nel Rapporto, e che «le convivenze protratte risultano più diffuse dove il tasso di disoccupazione è elevato e bassa la ricchezza prodotta, e viceversa. E tutto il Mezzogiorno si colloca nel quadrante caratterizzato da opportunità occupazionali ridotte e da permanenze protratte in famiglia. Le regioni settentrionali presentano condizioni di contesto più favorevoli e transizioni di norma più brevi».
Come si evince dal grafico che trovate in pagina, a parte Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Umbria, tutte le regioni italiane hanno dovuto registrare un incremento di giovani che vivono ancora con i genitori. Non fanno eccezioni le regioni del Nordovest: e se Piemonte e Valle d’Aosta contengono le percentuali a poco sopra il 60%, la Lombardia arriva quasi al 65% e la Liguria sfiora addirittura il 70%. Cifre, naturalmente, che vanno rapportate al numero effettivo di giovani di 18-34 residenti: in Lombardia nel 2002 erano 2.107.768, pari al 23,3%, e 1.748.443, pari al 17,5% vent’anni dopo, in Piemonte erano 705.883, pari al 16,6% e sono diventati 914.194, pari al 21,7%, in Liguria si è passati da 303.078 (19,3%) a 237.487 (15,8%) e in Valle d’Aosta erano 26.956, pari al 22,6% nel 2002 e 20.526, pari al 16,7% vent’anni dopo.
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