Il commento di Stefano Ribaldi*

Officina Ecotono, indagare nuovi modi di abitare la Terra

*autore e produttore TV

Officina Ecotono, indagare nuovi modi di abitare la Terra

di Stefano Ribaldi*

Ho sempre avuto una grande ammirazione per chi insegna trasferendo la propria passione, tanto più se la si offre a chi s’affaccia per la prima volta alla cultura e alla vita. Per questo il progetto «Officina Ecotono» assume per me un valore del tutto particolare. L’idea nasce da tre giovani e talentuosi mixed media artist, Chiara Biraghi, Giacomo Grippa e Daniela Jakrlovà Riva, che da oltre quattro anni condividono una ricerca che intreccia pratiche visive, sonore e digitali. Li ho conosciuti per la prima volta a Torino nel 2021 con la mostra What fields or waves or mountains; poi rivisti a REACH Milano Symposium 2024; a ManifestEU, a Nantes con l’installazione VR Golden Nectar, esposta poi alla Milano Digital Week. La loro ricerca si focalizza sugli spazi neuroplastici come luoghi di sperimentazione del possibile, che coltivano la virtualità del costruire attraverso un fare collegiale. Le loro installazioni multimediali si sviluppano mediante scrittura, fotografia, programmi software DAW e CGI (per generare contenuti sonori e animazioni 3D) e tecnologie di digital fabrication. Forti delle loro esperienze ora presentano a Milano Officina Ecotono, un laboratorio artistico interattivo per il co-design di spazi fisici e digitali che indaga nuovi modi di abitare la Terra. Esplora le potenzialità delle tecnologie multimediali di progettazione 3D e sound design come strumenti di rilettura e riscrittura del paesaggio, attraverso una diffrazione di tempi, geografie e discorsi. Cantiere di pratiche non gerarchiche, riattiva l’imagination agency della comunità, decentrando lo sguardo rispetto alla percezione umana. Il progetto vedrà coinvolte una classe terza dell’indirizzo audiovisivo-multimediale del liceo artistico Caravaggio e una classe quinta del liceo statale di Brera. Gli studenti esploreranno il quartiere attraverso esperienze dirette, incontrando luoghi e realtà che animano il tessuto artistico e culturale della città. Affermano nella loro prefazione al lavoro: «Attraverso fotografia e field-recording, la passeggiata diventa medium per decentrare lo sguardo antropocentrico, favorendo un’esplorazione sensibile e multisensoriale del territorio. Le fotografie vengono modellate in terreni tridimensionali di paesaggi immaginari. I campioni audio, organizzati in sound library, compongono un ambiente sonoro». Il workshop culmina in un’esperienza immersiva di ascolto attivo aperta al pubblico e nella co-creazione di una seduta composta da topografie stampate in 3D dai partecipanti: una zona di contatto tra corpo e ambiente, naturale e artificiale, visibile e invisibile. Il tappeto sinestetico diventa dunque paesaggio in continua evoluzione, plasmato dall’immaginazione comune: forme modulari e potenzialmente espandibili all’infinito.  Il lavoro promuove una didattica interattiva e sperimentale che cerca di rispondere a nuove sfide ecologiche, culturali e sociali dell’abitare, favorendo lo sviluppo di una sensibilità consapevole attraverso linguaggi artistici e tecnologie multimediali. Il progetto è promosso da Zona Blu e finanziato da Fondazione Maurizio Fragiacomo; restituzione finale negli spazi di Assab One. Qualche anno fa Sarenco celebre poeta-visivo, forse loro capostipite, mi urlò: «Solo l’arte ci salverà dalle bombe!», il suo monito mi appare tanto più valido oggi. Affido perciò a questi giovani e fascinosi artisti-maieuti la speranza di far emergere l’amore per la bellezza come unico antidoto alla cecità della violenza umana.

*autore e produttore tv