L'inchiesta sulla situazione dei giovani

Nuovi imprenditori, la Lombardia è più attraente

Quarto il Piemonte male la Liguria. «Occorre sostenere le imprese degli under 35 con misure concrete».

Nuovi imprenditori, la Lombardia è più attraente

I primi tre territori, che offrono le migliori condizioni di contesto per il lavoro e il fare impresa dei giovani, sono la Lombardia (con indice pari a 709, il 22,5% superiore alla media nazionale), seguita dall’Emilia Romagna (687, il 18,6% superiore alla media nazionale) e dal Veneto (680, il 17,4% superiore alla media nazionale). Il Piemonte è quarto con un indice alto, la Liguria 12ª con un indice medio-basso. E’ quanto evidenzia l’Indice Confartigianato dei territori youth-friendly 2025.
Al contrario, i contesti più fragili per l’attività lavorativa e imprenditoriale dei giovani sono la Sardegna (ultima in classifica con indice pari a 403, il 30,3% inferiore alla media nazionale), la Campania e la Sicilia. Il quadro provinciale conferma ulteriormente questi divari tra Nord e Sud, difatti quelle con valori dell’ICYF2025 più elevati, che indicano contesti ideali per i giovani, sono Milano (682, prima in classifica), Trieste (678), Bologna (669), Torino (657), Modena (656), Monza e Brianza (654), Padova (650), Reggio Emilia (648), Bergamo (647), Lecco (647) e Trento (644). I dieci territori con indice più basso si trovano al Sud.
Diversi sono gli indicatori considerati: per «Occupazione e dinamiche giovanili» (categoria che riassume la capacità dei territori di offrire ai giovani opportunità lavorative di qualità (contratti stabili), di contenere la platea di under 30 esclusi da percorsi di studio-lavoro e la proiezione demografica dei prossimi 25 anni della popolazione 25-34 anni) le prime tre regioni in classifica sono Veneto, Piemonte e Umbria. Per «Struttura e vitalità del sistema produttivo» (che coglie quanto il sistema delle imprese sia in grado di rigenerarsi, crescere e coinvolgere le nuove generazioni e che comprende gli indicatori relativi alla presenza di imprese nuove e giovanili, alla loro capacità di sopravvivenza, al livello retributivo dei dipendenti, nonché alla capacità di apertura del mondo imprenditoriale verso i giovani con diffusione di tirocini e Pcto) si registrano condizioni migliori per le regioni di Lombardia, Campania, Lazio e il Piemonte è quarto; in fondo alla classifica la Valle d’Aosta e il Veneto solo nono. Per «Capitale Umano e Istruzione», ambito che raccoglie la qualità e le performance del sistema educativo e formativo, la diffusione di competenze alfanumeriche e trasversali tra i giovani, la quantità di laureati, nonché la capacità del territorio di attrarre e valorizzare giovani ad alto titolo di studio, sul podio ancora la Lombardia seguita da Umbria e Emilia-Romagna, mentre il Piemonte scende al 10° posto. Infine per il quarto pilastro relativo alla «Capacità amministrativa e inclusione territoriale» (categoria che valuta quanto l’amministrazione pubblica locale e i servizi territoriali siano efficienti, accessibili e di qualità, contribuendo a creare un contesto favorevole per i giovani e le famiglie e che include gli indicatori relativi alla capacità di conciliare vita-lavoro, alla diffusione dei servizi sociali ed educativi, alle condizioni abitative e alle relazioni digitali con la Pubblica amministrazione) fanno bene Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia. Il Piemonte è solo al 16° posto.

«In Italia il numero dei giovani è crollato in concomitanza con la diminuzione anagrafica e con un impetuoso aumento di anziani. Per questo – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – riteniamo fondamentale accompagnare le imprese guidate da under 35 attraverso misure concrete che favoriscano l’accesso al credito, la semplificazione burocratica e il supporto alla formazione e all’innovazione. E’ inoltre fondamentale riconoscere un credito di imposta per i giovani che vogliono rilevare l’azienda di famiglia, subentrare in un’impresa già avviata o creare una propria attività. Se da un lato settori tradizionali soffrono maggiormente, dall’altro la crescita dei servizi alle imprese e la stabilità di altri settori dimostrano che, con le giuste competenze e opportunità, i giovani possono ancora costruire il proprio futuro da protagonisti. Il nostro territorio, come tutta l’Italia, ha bisogno di nuove generazioni di imprenditori capaci di portare innovazione e valore aggiunto nei settori ad alta intensità di conoscenza. Chiediamo alle Istituzioni di intervenire con politiche mirate, investendo nelle competenze e nella digitalizzazione per rendere più attrattiva e sostenibile la scelta imprenditoriale per i giovani. Non possiamo permetterci di perdere le imprese giovanili: il futuro dell’artigianato e dell’economia del nostro Paese dipende dalla capacità di sostenere chi ha il coraggio di mettersi in gioco».