I dati

Nozze e divorzi in costante calo, l’indagine dell’Istat

«L’aumento dell’instabilità coniugale - spiegano dall’Istat - contribuisce alla diffusione delle seconde nozze e delle famiglie composte da almeno una persona che abbia vissuto una precedente esperienza matrimoniale».

Nozze e divorzi in costante calo, l’indagine dell’Istat

E’ la Liguria la regione dove nel 2024 si è registrata la più alta concentrazione di divorzi nel Nordovest. Con un tasso di 1,5 divorzi ogni 1.000 abitanti la regione rivierasca supera – di poco – gli altri territori del Nordovest. Lombardia e Piemonte si fermano a 1,3 divorzi ogni 1.000 abitanti, mentre la Valle d’Aosta si posiziona nel centro tra i due poli, con 1,4 divorzi ogni 1.000 abitanti. Scendendo più nel dettaglio, nell’analisi dell’Istat (pubblicata ogni anno) viene specificato anche il tipo di divorzi. Così tra i 20.950 divorzi totali registrati nel Nordovest la quota più elevata è quella dei divorzi consensuali presso i tribunali in Lombardia, che sono stati 5.386. Il trend è in diminuzione generale: nel rapporto dell’istituto nazionale di statistica viene specificato come i divorzi nel 2024 siano stati 77.364, il 3,1% in meno rispetto al 2023, quando erano stati 79.835 (dato compreso anche degli scioglimenti delle unioni civili).

Nel 2024 calano anche i matrimoni

In tutta Italia i matrimoni – di ogni tipo – sono stati 173.272, il 5,9% in meno rispetto al 2023. Nelle regioni del Nord la flessione (-4,3%) è più lieve che altrove (-8,3% nel Mezzogiorno e -5% nel Centro). «I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 – spiegano gli esperti dell’Istat – mettono in luce un’ulteriore diminuzione (-5,9%), a conferma di un ridimensionamento della nuzialità che non ha conosciuto soste negli ultimi quarant’anni, al netto degli anni in cui il numero di matrimoni ha mostrato un andamento in controtendenza per cause di natura congiunturale. Nel 2020 si è assistito a un dimezzamento del numero dei matrimoni per effetto della pandemia da Covid-19 (e delle sue misure di contenimento) che ha visto molte coppie posticipare le nozze, in parte celebrate nel successivo biennio 2021-2022».

Prevale il rito civile nei matrimoni

In linea con il dato dell’anno precedente, rimane la prevalenza del rito civile nelle unioni. Sono il 61,3% dei matrimoni celebrati (nel 2023 erano stati il 58,9%). L’aspetto particolare di questa tipologia di matrimoni è che sono aumentati parecchio dal periodo pre pandemico. Nel 2019 erano infatti il 52,6%, mentre i matrimoni civili nel 2020 sono stati il 71,1% del totale (dato spiegabile con le misure di contenimento della diffusione del virus che hanno colpito particolarmente le celebrazioni con rito religioso). Il rito civile prevale per le seconde nozze (95,1%), oltre che per i matrimoni con almeno una persona straniera (91,8% contro il 55,1% nei matrimoni di sposi entrambi italiani). Si conferma a livelli elevati, e in crescita rispetto al passato, la scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni (74,8% del totale).

Calano anche le seconde nozze

«L’aumento dell’instabilità coniugale – spiegano dall’Istat – contribuisce alla diffusione delle seconde nozze e delle famiglie composte da almeno una persona che abbia vissuto una precedente esperienza matrimoniale».

Nel 2024 le seconde nozze celebrate sono state 42.784, in calo rispetto al 2023 del 3,5%. Calo che raggiunge il 4,5% se si considerano i matrimoni tra persone con entrambe un’unione alle spalle. La quota delle seconde nozze sul totale delle celebrazioni è del 24,7%, in crescita rispetto a quella osservata nel 2023 (24,1%).

Giù anche i matrimoni misti

Diminuiscono, seppur di poco, anche i matrimoni misti. Le nozze con almeno uno sposo straniero sono state, nel 2024, 29.309. Rispetto al 2023 il 1,3% in meno. I matrimoni misti, ossia le nozze tra una persona italiana e una persona straniera, sono stati 21.002, il -1% rispetto al 2023. Più di sette matrimoni misti su 10 riguardano coppie con sposo italiano e sposa straniera (14.961, l’8,6% delle celebrazioni totali nel 2024). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 6.041, il 3,5% del totale delle spose.

La questione del turismo matrimoniale

Il nostro Paese si conferma anche nel 2024 tra le mete preferite per il turismo matrimoniale. Continuano a essere molte le coppie che scelgono di venire a sposarsi qui:

«Nel 2024 – così il rapporto Istat – si rilevano 3.378 nozze tra sposi entrambi stranieri e non residenti, quasi il 2% di tutti i matrimoni. A partire dal 2020 queste nozze (di coppie di entrambi stranieri e non residenti) avevano subito una consistente flessione a causa delle restrizioni imposte alla mobilità internazionale, passando dai 4.094 del 2019 ai 918 del 2020 (-77,6%); nel 2021 si è avviata una fase di ripresa (1.574) consolidatasi negli anni successivi. I matrimoni tra stranieri in cui almeno uno dei due sposi risulti residente in Italia (depurati quindi dall’effetto del “turismo matrimoniale”) nel 2024 sono stati 4.929, in calo del 4,9% rispetto ai 5.184 dell’anno precedente. Rappresentano il 59,3% degli 8.307 matrimoni tra cittadini entrambi stranieri. Va ricordato che in molti casi i cittadini immigrati arrivano in Italia dopo aver già contratto il matrimonio nel Paese di origine oppure vi fanno temporaneamente ritorno per questo scopo; un significativo numero di celebrazioni di cittadini stranieri residenti in Italia, quindi, avviene all’estero e non rientra tra i matrimoni oggetto di rilevazione».

Le unioni civili

Un altro aspetto curioso che emerge dal rapporto Istat è una fotografia precisa delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Nel 2024 nel Nordovest sono state 968, (531 tra uomini e 437 tra donne), un terzo del totale nazionale. Tra le regioni è la Lombardia quella in cui si sono registrate più costituzioni di unioni civili presso gli uffici di Stato civile dei Comuni. In generale comunque anche per questa scelta si registra un calo rispetto all’anno passato: sono state 2.936 nel 2024, il 2,7% in meno rispetto al 2023.

Il giorno preferito per le nozze rimane il sabato

L’analisi dell’Istat riporta anche la preferenza delle coppie per il giorno della cerimonia, giorno che rimane fisso sul sabato.

«Il 46,2% delle nozze e delle unioni civili del 2024 (considerate nel loro complesso) sono avvenute di sabato. Anche osservando distintamente matrimoni religiosi, matrimoni civili e unioni civili i profili per giorno settimanale di celebrazione/costituzione sono molto simili. La preferenza per il sabato è particolarmente accentuata nel caso dei matrimoni religiosi (54,8%) mentre nel caso delle unioni civili è del 37,4%. Il giorno meno scelto per i matrimoni è il martedì: in tale giorno si sono celebrati il 3,3% dei matrimoni religiosi e il 6,3% di quelli civili. Il giorno della settimana, invece, in cui si sono costituite meno unioni civili è la domenica (5,3%), seguita dal mercoledì (8%)».