L'indagine

Nel Nordovest spesi oltre 4 miliardi per quasi 700mila invalidi civili

«L’importo annuale più importante - così gli esperti dell’Ufficio Studi Cgia - pari a 2,73 miliardi viene corrisposto alla Campania. Seguono i 2,67 miliardi dati in Lombardia e i 2,38 miliardi dovuti al Lazio. L’importo mensile medio nazionale è di 501 euro».

Nel Nordovest spesi oltre 4 miliardi per quasi 700mila invalidi civili

Per le prestazioni economiche agli invalidi civili (pensioni e assegni) nel Nordovest nel 2024 si sono spesi 4 miliardi e 21 milioni di euro, per un totale di 678.557 prestazioni.

Oltre 4 miliardi per quasi 700mila invalidi civili nei territori del Nordovest

È la stima calcolata dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre: le nostre regioni occupano le posizioni più basse della classifica nazionale. Le prestazioni sono state 427.878 in Lombardia (per una stima di spesa totale di 2 miliardi e 67 milioni, con un importo medio di 509 euro mensili a prestazione); in Piemonte sono state 177.076 prestazioni (con una stima di spesa annuale di 1,09 miliardi di euro e un importo medio mensile di 500 euro a prestazione); in Liguria invece sono state 63.603 prestazioni, con un importo medio mensile di 503 euro e una stima annuale di spesa pari a 430 milioni di euro.

Nel Mezzogiorno la spesa annuale si moltiplica

Nelle regioni del Mezzogiorno il dato cambia sensibilmente: sono infatti 1.598.326 le prestazioni erogate (considerando sempre indennità e pensioni) con un importo medio mensile di 497 euro e una stima annuale di spesa pari a 9 miliardi e 800 milioni di euro. Facendo un focus solamente sulle pensioni per gli invalidi civili nel 2024 la spesa complessiva in Italia è stata di 21 miliardi di euro, dei quali il 46,6% è erogata nel Mezzogiorno.

«L’importo annuale più importante – così gli esperti dell’Ufficio Studi Cgia – pari a 2,73 miliardi viene corrisposto alla Campania. Seguono i 2,67 miliardi dati in Lombardia e i 2,38 miliardi dovuti al Lazio. L’importo mensile medio nazionale è di 501 euro».

Il rapporto tra le prestazioni di invalidità e il reddito di cittadinanza

Il report degli studiosi prende le mosse da un interrogativo che sono stati in molti a porsi: la cancellazione del reddito di cittadinanza ha aumentato il numero delle pensioni di invalidità civile? La risposta breve è che non è possibile individuare una correlazione tra le due cose.

«Ufficialmente, le due misure rispondono a finalità distinte: il reddito di cittadinanza era stato concepito come strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità – si legge nel report – tutelano le persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute. Detto ciò, l’abolizione del reddito di cittadinanza ha comunque lasciato vulnerabile una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. In tale contesto, l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile. Sia chiaro: dimostrare una correlazione diretta risulta impraticabile, sia a causa della mancanza di dati comparabili, sia per la complessità della tematica che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Tuttavia, il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane. In particolare in alcune aree del Paese». Nel dettaglio, tra il 2020 e il 2024 la macroarea che ha visto la crescita maggiore delle pensioni di invalidità civile è stata quella del Mezzogiorno. Le prestazioni erogate sono infatti aumentate nei 4 anni dell’analisi (coincidenti con l’introduzione e l’abolizione graduale del reddito di cittadinanza) dell’8,4%. Che in termini assoluti significa + 124.933 assegni. Riducendo il periodo di analisi al biennio 2022-2024 la crescita aumenta ancora (in proporzione) di 7,2 punti percentuali. «Segnaliamo, altresì, che nel Mezzogiorno è presente una popolazione di 19,7 milioni di persone, mentre nel Nord ne registriamo 26,3 milioni, tuttavia il primo conta 500.000 invalidi civili in più del secondo».