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Nel Nordovest si parla meno il dialetto

L’uso di lingue diverse dall’italiano continua ad aumentare in ambito familiare (dal 6,9% del 2015 al 7,7% del 2024) e nei rapporti con gli estranei (dal 2,2% al 3,5%), mentre rimane stabile nelle relazioni amicali, interrompendo il trend di crescita osservato tra il 2006 e il 2015.

Nel Nordovest si parla meno il dialetto

Il Nordovest conosce le lingue straniere meglio del resto della media degli italiani ma sta perdendo l’uso del dialetto. E’ quanto decretano i dati del rapporto Istat appena pubblicato e riferito al 2024 «L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere».

I dati

In Italia il 69,5% delle persone sopra i 6 anni conosce almeno una lingua straniera ma nel Nordovest si arriva al 75,3%, solo il Nordest “fa meglio” con il 76,2%. Guida la Liguria con il 76,6%, segue la Lombardia con il 75,6% e chiude il Piemonte con il 73,6%. Se ci si concentra sulla conoscenza della lingua inglese, le percentuali nelle tre regioni sono rispettivamente 63,8%, 63,5% e 60,6%.  Per quanto riguarda l’uso del dialetto, invece, in Italia viene utilizzato dal 9,6% degli abitanti in un contesto familiare, il 53,6% sceglie di parlare solo italiano e il 28,4% usa entrambi; con gli amici l’uso esclusivo dell’italiano sale al 58,7%% e con gli estranei all’82,6%. Nel Nordovest in famiglia si parla meno il dialetto (4,4%) come esclusiva, si sceglie solo l’italiano (68,8%) ed entrambi per il 17,8%; con gli amici l’uso dell’italiano sale al 76,4%, con gli estranei al 91,1%. Entrando nel dettaglio regionale, in Piemonte in famiglia si usa solo l’italiano per il 68,8%, il dialetto per il 5,3% ed entrambi per il 18,6%; con gli amici l’italiano va al 76,4% e con gli estranei al 90,5%. In Lombardia scende l’uso del dialetto al 4,3% (sempre considerando il nucleo familiare), si usa solo l’italiano per il 67,9% 875,95 con gli amici e 91,2 con gli estranei) ed entrambi per il 18,1%. record in negativo per la Liguria: il dialetto in casa si usa solo per il 2,8% delle persone, l’italiano raggiunge il 75,5%, entrambi il 13,1; esclusivamente italiano con gli amici per l’80,1% e con gli estranei per il 92,9%.

Il contesto

Nel panorama nazionale, dunque, il quadro linguistico si è evoluto verso una crescente diffusione della lingua italiana a scapito dell’uso dei dialetti e di un progressivo ampliamento della diffusione delle lingue straniere, seppur ancora limitata nei livelli di conoscenza. Le tendenze osservate sull’insieme della popolazione residente si confermano anche se si considera esclusivamente la popolazione di lingua madre italiana. Negli ultimi 10 anni, infatti, la contenuta crescita della popolazione straniera, che nei diversi contesti relazionali ha abitudini differenti, non ha alterato i comportamenti linguistici osservati sul totale della popolazione residente.
Nel 2024 quasi la metà della popolazione di 6 anni e più (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali – in famiglia, con gli amici e con gli estranei – con forti differenze tra i contesti relazionali di prossimità e quelli sociali più ampi: il 53,6% parla prevalentemente italiano in famiglia, il 58,7% con gli amici e l’82,6% con gli estranei. Circa quattro persone su 10 (42%) utilizzano il dialetto in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o alternata all’italiano. Il suo uso è più frequente nelle relazioni più strette – 38% in famiglia e 35,5% tra amici – mentre solo il 13% lo utilizza nei rapporti con gli estranei. L’uso esclusivo del dialetto è molto limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale. Poco più di una persona su 10 (11,2%) utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale: il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%). Infine, una persona su 10 (10,1%) parla un’altra lingua in almeno un contesto relazionale, quota che varia in base alla lingua madre posseduta: è pari al 3,1% tra le persone di lingua madre italiana, mentre sale al 69,1% tra chi è di lingua madre straniera.
In quasi trent’anni, tra il 1987/88 e il 2015, l’uso prevalente dell’italiano in famiglia e con gli amici si è mantenuto a livelli pressoché stabili. Solo nell’ultimo decennio si osserva una crescita significativa: la quota di persone di 6 anni e più che utilizzano principalmente l’italiano passa dal 45,9% nel 2015 al 53,6% nel 2024 nelle relazioni familiari e dal 49,6% al 58,7% in quelle amicali. Nella comunicazione con gli estranei l’incremento – già evidente nel 2015 – prosegue fino al 2024, raggiungendo l’82,6% rispetto al 79,5% di nove anni prima.
L’uso esclusivo o prevalente del dialetto, in linea con la tendenza osservata negli ultimi decenni, continua invece a ridursi. Tra il 1988 e il 2024 la quota di persone di 6 anni e più che lo utilizzano in famiglia si è ridotta dal 32% al 9,6%. Una dinamica analoga si riscontra nel contesto amicale (dal 26,6% all’8%) e nella comunicazione con gli estranei (dal 13,9% al 2,6%). Nell’ultimo decennio si evidenzia, inoltre, una flessione anche dell’uso misto di italiano e dialetto nei contesti più intimi (familiare e amicale), segnale di un progressivo consolidamento dell’italiano come lingua di riferimento quotidiano.
L’uso di lingue diverse dall’italiano continua ad aumentare in ambito familiare (dal 6,9% del 2015 al 7,7% del 2024) e nei rapporti con gli estranei (dal 2,2% al 3,5%), mentre rimane stabile nelle relazioni amicali, interrompendo il trend di crescita osservato tra il 2006 e il 2015. Anche sul luogo di lavoro si utilizza sempre più l’italiano (dal 77,5% del 2015 all’81,1% del 2024) e sempre meno il dialetto, sia in modo esclusivo (dal 3,4% all’1,9%) sia combinato con l’italiano (dal 15,8% al 12,8%). Parallelamente, aumenta l’utilizzo di un’altra lingua, che passa dal 2,2% del 2015 al 3,5% del 2024.

Differenze tra Nord e Sud

Se 7 persone su 10 conoscono almeno una lingua straniera, le differenze territoriali rimarcano la polarizzazione tra il Centro-Nord, dove il 75,4% la conosce, e il Mezzogiorno, dove le quote sono nettamente inferiori (56,9% nel Sud e 59,5% nelle Isole). Il titolo di studio incide fortemente sulla conoscenza linguistica, attenuando in parte le differenze generazionali. Tra i 25-44enni laureati, il 96,6% dichiara di conoscere almeno una lingua straniera, contro l’86,7% dei diplomati e il 64,4% di chi possiede la licenza media. La conoscenza rimane molto elevata anche tra i laureati di 65 anni e più (88,8%). Nel Centro-Nord si osservano livelli di conoscenza linguistica più elevati rispetto al Mezzogiorno: dichiara una conoscenza buona oppure ottima il 46,9% contro il 35,8%. Tuttavia, in nessuna ripartizione territoriale la quota di chi possiede livelli medio-alti di padronanza linguistica risulta maggioritaria. Sui livelli di conoscenza pesano anche i livelli di istruzione: tra le persone di 25 anni e più, dichiara una conoscenza buona oppure ottima il 59,3% dei laureati, contro il 35,3% dei diplomati e il 28,7% di chi possiede la sola licenza media.