Il 36,4% degli edifici scolastici statali è dotato di mensa, una quota in crescita rispetto al 34,5%. Lo dice l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva sulle tariffe delle mense scolastiche. La distribuzione del servizio resta tuttavia disomogenea: le regioni del Nord registrano livelli di copertura nettamente superiori alla media nazionale, mentre nel Sud e nelle Isole la presenza delle mense è ancora limitata. Per colmare questo divario, il Pnrr ha finanziato 1.975 interventi in tutta Italia destinati alla costruzione, all’ampliamento e alla riqualificazione delle mense scolastiche, con particolare attenzione alle aree più carenti del Paese. Accanto agli investimenti infrastrutturali, resta centrale il tema dei costi sostenuti dalle famiglie, che continuano a registrare aumenti in molte regioni, rendendo necessario un equilibrio tra accessibilità, qualità del servizio e sostenibilità economica.
Secondo i dati del rapporto di Cittadinanzattiva, Piemonte, Liguria e Lombardia si confermano tra le regioni italiane più avanzate sul fronte delle mense scolastiche, ma con differenze significative. Il Piemonte è tra i territori con la più alta presenza di mense negli edifici scolastici, la Liguria mantiene una copertura particolarmente elevata nonostante un numero più contenuto di interventi finanziati, mentre la Lombardia concentra il maggior volume di investimenti del Pnrr e uno dei più vasti sistemi di refezione scolastica del Paese. Un quadro che evidenzia punti di forza comuni ma anche sfide differenti in termini di accessibilità, costi per le famiglie e sviluppo delle infrastrutture educative.
La Lombardia, quindi, è la regione che registra uno dei maggiori volumi di investimenti nelle mense scolastiche grazie ai fondi del Pnrr: sono infatti 203 gli interventi finanziati, di cui 89 destinati alla realizzazione di nuove mense e 67 agli ampliamenti delle strutture esistenti. La rete delle mense lombarde è già molto estesa: 2.328 edifici scolastici dispongono di un servizio mensa su un totale di 5.538 scuole statali, pari al 42% del patrimonio scolastico regionale. Sul fronte economico, però, la Lombardia si distingue per alcune delle tariffe più elevate del Paese. Nella scuola dell’infanzia il costo medio regionale è pari a 4,99 euro per pasto, con una spesa annua di 898 euro. Per la primaria il costo medio raggiunge 4,98 euro per pasto e 897 euro all’anno. Inoltre, rispetto all’anno precedente, si registra un aumento del 3,2%. Particolarmente significativi gli aumenti registrati a Bergamo e Como. A Bergamo il costo del pasto è salito da 5,50 a 6,33 euro (+15,1%), mentre a Como è passato da 4,97 a 6 euro (+20,7%). Non a caso Bergamo e Como figurano tra le città italiane con le mense scolastiche più costose sia per l’infanzia sia per la scuola primaria. La sfida lombarda sarà quella di sfruttare gli importanti investimenti infrastrutturali per ampliare l’offerta e, allo stesso tempo, contenere l’impatto economico sulle famiglie, garantendo un servizio sempre più accessibile e di qualità.
Il Piemonte si conferma una delle regioni leader in Italia per diffusione delle mense scolastiche. Con 2.036 edifici dotati di mensa su un totale di 3.253 scuole statali, la copertura raggiunge il 62,5%, seconda soltanto alla Valle d’Aosta. Un risultato che supera ampiamente la media nazionale del 36,4%. La presenza capillare delle mense rappresenta un elemento fondamentale per favorire il tempo pieno e sostenere le famiglie. Tuttavia, il costo del servizio rimane elevato. Nel 2025-2026 il costo medio regionale per la scuola dell’infanzia è pari a 5,01 euro per pasto, mentre per la primaria si attesta a 4,88 euro. La spesa annua media supera rispettivamente i 900 e gli 878 euro. Torino continua a figurare tra le città italiane più costose per la refezione scolastica dell’infanzia, con una tariffa di 6,60 euro a pasto e una spesa annuale di 1.188 euro. Per quanto riguarda il Pnrr, il Piemonte ha ottenuto 78 interventi finanziati per mense scolastiche. Di questi, 40 riguardano nuove costruzioni, 21 ampliamenti e 14 interventi di recupero, confermando la volontà di rafforzare ulteriormente un sistema già molto sviluppato. L’obiettivo sarà ora coniugare la qualità del servizio con una maggiore sostenibilità economica per le famiglie, evitando che l’aumento dei costi diventi un ostacolo all’accesso alla mensa.
La Liguria si conferma tra le regioni italiane più attrezzate: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2024-2025, il 59,4% degli edifici scolastici statali della regione dispone di una mensa, una percentuale nettamente superiore alla media nazionale del 36,4%. Su 854 edifici scolastici statali presenti sul territorio ligure, ben 508 sono dotati di spazi destinati alla refezione scolastica. Un dato che colloca la regione ai primi posti in Italia, dietro soltanto a Valle d’Aosta e Piemonte. Sul fronte delle tariffe, la Liguria presenta costi superiori alla media nazionale. Per l’anno scolastico 2025-2026 il costo medio regionale della mensa nella scuola dell’infanzia è pari a 5,13 euro a pasto, con una spesa annua di circa 923 euro per famiglia. Nella scuola primaria il costo medio è identico, 5,13 euro a pasto, con una spesa annuale di 929 euro. L’unica riduzione significativa è stata registrata a La Spezia, dove il costo del pasto è sceso da 5,20 a 5,10 euro, mentre Genova, Imperia e Savona hanno mantenuto tariffe sostanzialmente invariate. Più contenuto il contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In Liguria risultano finanziati 19 interventi per le mense scolastiche, di cui 5 destinati alla costruzione di nuove strutture, 8 ad ampliamenti e 6 a interventi di recupero e riqualificazione. La regione parte dunque da una situazione già favorevole in termini di copertura del servizio, ma dovrà continuare a investire per mantenere elevati standard qualitativi e contenere i costi a carico delle famiglie.