Lombardia e Piemonte sono – assieme al Veneto – le tre grandi regioni del Nord dove trovare un pediatra di libera scelta inizia a diventare un problema.
Entro il 2029 solo nelle regioni del Nordovest raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) altri 228 pediatri di libera scelta, rendendo la situazione ancora più difficile di quanto già non sia. Il problema esiste soprattutto in Lombardia, dove già per il 2025 si stimava una carenza di 186 pediatri di libera scelta, e in Piemonte, dove nel 2025 erano 109 gli specialisti mancanti. In entrambe le regioni del Nordovest la media degli assistiti per ogni medico è ben al di sopra del massimo consentito: in Piemonte è il record nazionale, con 1.126 pazienti per medico, mentre in Lombardia la situazione si ferma a 1.000. La Liguria se la passa leggermente meglio: con 892 pazienti per medico e una stima di 7 medici mancanti, è decisamente più distesa. Questi numeri sono contenuti in un approfondimento realizzato sul tema dalla fondazione Gimbe, che restituisce un quadro preciso di tutta la situazione nazionale: sarebbero infatti quasi 500 i pediatri di libera scelta che mancano nel Paese, con l’80% delle situazioni problematiche proprio nelle regioni del Nord.
«In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati».
Pediatra di libera scelta che obbligatoriamente deve essere assegnato a bambini fino ai 6 anni d’età. Tra i 6 e i 13 anni compresi le famiglie possono scegliere tra il pediatra o il medico di medicina generale.
«Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti».
L’ultimo accordo collettivo nazionale ha confermato l’aumento a 1.000 assistiti per ogni pediatra, per ovviare almeno temporaneamente al problema della carenza dei medici, che saranno inseriti dalle regioni dopo l’individuazione degli ambiti territoriali carenti, ossia di quelle zone geografiche dove l’assenza di specialisti è più marcata.
«Secondo l’ultimo accordo – così dalla fondazione – il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 pediatra di libera scelta ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450. Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai pediatri di libera scelta».
«Con il nuovo accordo collettivo nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – il fabbisogno di pediatri di libera scelta viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei pediatri di libera scelta sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni».