L'inchiesta sul ciclo della plastica e dei rifiuti

Nel Nordovest le aziende del settore del riciclo resistono nonostante la crisi

L'intervista a Mauro Drappo, amministratore delegato di Amut: la società ha sede a Novara ed è esperta in tecnologie di riciclo ed estrusione.

Nel Nordovest le aziende del settore del riciclo resistono nonostante la crisi

«Il settore del riciclo è in crisi ed è necessario cominciare almeno a far rispettare le norme per evitare di perdere il lavoro e le competenze sviluppate in questi anni».

Le aziende del settore del riciclo resistono nonostante la crisi

Mauro Drappo, amministratore delegato di Amut (società con sede a Novara esperta in tecnologie di riciclo ed estrusione) vuole essere fiducioso ma non può non leggere i dati dell’oggi che parlano di perdite e chiusure.

«Il settore del riciclo della plastica è in crisi; oggi la filiera subisce concorrenza da import a basso costo spesso incontrollato con certificazioni di conformità false; raccolta non uniforme; e prezzi bassi delle plastiche vergini non Ue – spiega – a questo si aggiunge l’altissimo costo, in Italia e in Europa, del processo di trasformazione (basti pensare all’aumento del costo dell’energia). Non ultimo, il fatto che non venga rispettato quanto stabilito dal decreto dell’Unione Europea di febbraio 2025, cioè l’obbligo di utilizzare una percentuale di materiale riciclato anche nella produzione di nuovi manufatti».

Regolamento UE, infatti, introduce quote obbligatorie di plastica riciclata negli imballaggi (per esempio il 30% per bottiglie PET entro il 2030), applicabili dal 2026, per stimolare l’economia circolare nei settori pubblico e privato. I grandi gruppi acquistano dove conviene e quindi non il riciclato che risulta più caro.

Il mancato controllo rappresenta un danno per tutta l’economia

In uno scenario di crisi come quello descritto, si aggiunge l’instabilità politica che ormai caratterizza qualsiasi parte del mondo:

«Noi, producendo impianti per il riciclo e l’estrusione, siamo fortemente improntati all’export – continua Drappo – e uno dei mercati principali era rappresentato dagli Stati Uniti: un mercato completamente bloccato a causa della politica anti green del presidente Trump, con ricadute negative anche per le forniture in Canada e Messico».

Il caso della mozione presentata al Governo

L’Associazione nazionale dei riciclatori Assorimap ha presentato una mozione al Governo che prevede la sospensione delle attività degli impianti di riciclo, decisione presa in risposta alle mancate urgenti misure necessarie per salvare il comparto ma al momento nulla si è mosso.

«Non ho la sfera di cristallo e non posso affermare con sicurezza quale potrà essere il futuro – afferma l’amministratore delegato di Amut – ma la speranza è quella che vengano fatte rispettare le normative europee e vengano applicate le relative sanzioni. Questo consentirebbe, di conseguenza, una ripresa dei produttori di materiale riciclato».

Uno strumento utile potrebbe essere la Plastic Tax, ma è stata rinviata più volte

In Italia, per esempio, la Plastic Tax, cioè l’imposta volta a ridurre l’uso della plastica monouso tassando la plastica vergine non riciclata a 0,45 €/kg, è stata più volte rinviata, ora posticipata a gennaio 2027, mentre sarebbe uno strumento utile per riavviare l’economia del riciclo e fornire un gap di vantaggio a chi riutilizza i materiali.

«La plastica, rimanendo ad analizzare questa materia, ha un 70% di componenti riutilizzabili infinite volte, e questo è un grande vantaggio. Non posso credere che tutto quanto studiato, organizzato e svolto finora rispetto al sentiment del riciclo sia uno scherzo. Non possiamo illuderci di non dover ridurre il carico sulle discariche, né continuare a riempirci la bocca con gli obiettivi dell’Agenda 2030 senza fare nulla di concreto. Confido davvero in un’inversione di tendenza, altrimenti avremo perso tempo, denaro, competenze e soprattutto le aziende saranno destinate a chiudere, come sta accadendo in Germania e in diverse altre parti del mondo».

Amut cerca di resistere, grazie alle tecnologie consolidate, dando la priorità al poter riprendere a fare quello che si faceva prima e a farlo bene, con qualità.

«Non si ferma comunque la parte di ricerca e sviluppo e abbiamo un impianto pilota in Emilia per provvedere al recupero delle vaschette Pet – conclude Drappo – che al momento finiscono nell’indifferenziato».