L'indagine

Nei primi 6 mesi del 2025 le richieste di mutuo sono aumentate del 20% rispetto al 2024

I dati riportati nel barometro sull’andamento della domanda di mutui che la società bolognese Centrale Rischi Finanziari Spa pubblica periodicamente.

Nei primi 6 mesi del 2025 le richieste di mutuo sono aumentate del 20% rispetto al 2024
Pubblicato:

Nonostante le grandi incertezze che paiono dominare l’economia globale in questo periodo, nel nostro Paese si osserva un fenomeno che è indice di una ripresa della fiducia economica nel futuro. È quanto si è osservato nei primi 6 mesi del 2025 sui mutui e sulla domanda fatta da parte delle famiglie italiane.

Richieste di mutuo in aumento rispetto al 2024

Le domande di credito, infatti, sono aumentate di circa un quinto rispetto ai primi 6 mesi del 2024. Nel dettaglio si sono registrati due picchi importanti a gennaio (+26,8%) e ad aprile (+25,8%). A rilevarlo è il barometro sull’andamento della domanda di mutui che la società bolognese Centrale Rischi Finanziari Spa pubblica periodicamente. L’aumento medio è del 20% nei primi 6 mesi dell’anno: il valore continua a essere influenzato positivamente dalla richiesta di surroghe (la possibilità, favorita dalla riduzione dei tassi osservata negli ultimi mesi, di spostare il mutuo da un istituto di credito all’altro, ottenendo condizioni più vantaggiose, ndr), che da gennaio a giugno è aumentato del 63,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La maggior parte dei finanziamenti per importi tra 100mila e 300mila euro

Nel periodo preso in esame si è osservato come la maggior parte delle richieste di mutuo (il 60%) ha riguardato importi compresi tra i 100mila euro e i 300mila euro, mentre analizzando la distribuzione per durata la maggioranza dei mutui (il 41,6% del totale) è tra i 25 e i 30 anni. Di più: oltre 9 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori ai 15 anni. Per concludere il quadro di fiducia nel futuro, le classi d’età: la fetta principale di famiglie che richiedono un mutuo (il 62,9%) appartengono alla fascia anagrafica tra i 25-34 e 35-44 anni, segue la classe di età tra i 45-54 anni con il 22%. Gli over 55 raccolgono una fetta pari al 9,7%.

«Nel 2025, si prevede una crescita cauta da parte delle famiglie sul ricorso al credito, che, seppur con un potere d'acquisto non ancora pienamente ristabilito, torneranno a finanziare progetti di vita di lungo periodo. Le banche - commenta Simone Capecchi, executive director di CRIF - manterranno un approccio prudente, privilegiando la sostenibilità del debito e il controllo del rischio, anche se la politica monetaria dovesse rallentare la fase espansiva. Ci aspettiamo una stabilizzazione della qualità del credito, con tassi di default che resteranno su livelli molto bassi, ben inferiori a quelli delle precedenti crisi. Sebbene gli oneri finanziari si mantengano superiori alla media pre-Covid, la diffusione dei mutui a tasso fisso, un indebitamento familiare contenuto e la presenza di riserve di liquidità saranno fattori chiave per contenere eventuali tensioni. Questa resilienza, anche in un contesto globale fortemente instabile, è un segnale positivo per il mercato».