Inchiesta: se la casa è un miraggio

Mutui, come districarsi nella giungla delle offerte

Un impiegato di 35 anni e residente a Milano, con un reddito di 2.600 euro al mese, che chiede un mutuo di 100.000 euro (da restituire in 30 anni) per un immobile che ne vale 200.000, al 12 maggio può contare su una varia scelta.

Mutui, come districarsi nella giungla delle offerte

Come cambia, istituto per istituto, la rata del mutuo a parità di condizioni? Secondo l’osservatorio di Mutuionline.it ad aprile il TAN medio dei mutui a 20 o 30 anni a tasso fisso si è attestato al 3,37%. Per i mutui a tasso variabile invece il TAN medio si è attestato al 2,62%. Tra le due forme la differenza è di 75 punti base a favore del tasso indicizzato, ossia una soluzione che rende il mutuo a tasso variabile la soluzione meno costosa. Un impiegato di 35 anni e residente a Milano, con un reddito di 2.600 euro al mese, che chiede un mutuo di 100.000 euro (da restituire in 30 anni) per un immobile che ne vale 200.000, al 12 maggio può contare su una varia scelta: con Crédit Agricole avrà una rata di 421,06 euro (TAN 2,99% e TAEG 3,32%), potendo scegliere in corso d’opera di modificarne la forma da fisso a variabile. Con Credem Banca la rata mensile sarà di 423,22 euro (TAN 3,03% e TAEG 3,41%), a tasso fisso, mentre con Banco BPM avrà una rata di 432,47 euro (TAN 3,20% e TAEG 3,47%), a tasso fisso.

Sempre secondo l’osservatorio online che compara le offerte di diversi istituti di credito, scegliendo oggi un mutuo a tasso variabile si risparmierebbero circa 45 euro sulla rata mensile per un finanziamento ventennale di 120.000 euro, rispetto a un tasso fisso: 643 euro contro i 688 euro.

«Su vent’anni di finanziamento – spiegano dall’osservatorio – la differenza complessiva è di circa 10.800 euro. Tuttavia, la tenuta di questo vantaggio dipende interamente dall’evoluzione dei tassi. Un singolo rialzo della BCE di 25 punti base porterebbe il TAN medio del variabile al 2,87%, con la rata che salirebbe a 658 euro e il risparmio mensile che si ridurrebbe a 30 euro, per un totale di circa 7.200 euro in meno rispetto al fisso sull’intera durata del mutuo. Con due rialzi da 25 punti base ciascuno, lo scenario cambia in modo significativo: il TAN medio del variabile arriverebbe al 3,12%, la rata a 673 euro e il vantaggio sul fisso si assottiglierebbe a soli 15 euro al mese, pari a circa 3.600 euro complessivi. Una forbice talmente ridotta da rendere il variabile poco appetibile a fronte del rischio che comporta».

Cresce l’importo medio: nel primo trimestre del 2026 livelli ai massimi storici

Secondo l’ultimo barometro CRIF, l’importo medio dei finanziamenti chiesti dalle famiglie italiane non è mai stato così alto. Tra gennaio e marzo di quest’anno ha infatti toccato la cifra record di 161.059 euro, il punto più alto degli ultimi 10 anni. Nel 2016, la richiesta media era di 40mila euro più bassa di oggi.

«Questo incremento costante del valore dei finanziamenti – così dall’osservatorio mutui – riflette una resilienza di fondo dei progetti immobiliari degli italiani, che non rinunciano alla qualità e al valore dell’investimento, nonostante un contesto macroeconomico sfidante».

Però cala la domanda

Nello stesso periodo dell’anno il barometro CRIF ha registrato una flessione nel numero di domande di finanziamento presentate dalle famiglie italiane. Nel primo trimestre 2026 è il 12,4% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma il dato si spiega anche con un termine di paragone fuori misura: nel primo trimestre 2025 si era registrata anche una notevole spinta dei finanziamenti. A riprova di questo il paragone con le annualità precedenti: le richieste attuali sono comunque di gran lunga superiori a quelle del 2024 e del 2023.