Immagine di copertina realizzata con AI di Gemini
Come e quanto sta cambiando il mondo del lavoro? La domanda, soprattutto di fronte all’impetuoso ingresso dell’Intelligenza Artificiale, non trova una facile risposta. Già negli ultimi anni le imprese hanno dovuto far fronte a più crisi (la pandemia da Covid su tutte) che hanno dato vita o accelerato modalità di lavoro fino a poco prima poco utilizzate, primo fra tutti lo smart working. Così come è in continua crescita quel fenomeno complesso causato principalmente dal disallineamento delle competenze (skill mismatch), per cui si sono moltiplicati gli imprenditori che incontrano grandi difficoltà nel trovare le professionalità necessarie perché le capacità dei candidati non corrispondono alle esigenze aziendali.
La nota positiva è che l’occupazione sembra tenere.
I numeri del 2025
Lo scorso anno, seppur dimezzata rispetto al 2024, si è registrata un’ulteriore crescita del numero di occupati (+185 mila, +0,8%), la cui stima si attesta a 24 milioni 117 mila unità. Il tasso di occupazione 15-64 anni, secondo l’Istat, è salito al 62,5% (+0,3 punti percentuali in un anno).
Ed è positivo che l’aumento dell’occupazione si concentri sui dipendenti a tempo indeterminato (+304 mila, +1,9% in un anno) e sugli autonomi (+99 mila, +2%) mentre si registra una riduzione dei dipendenti a termine (-218 mila, -7,9%). Inoltre, per il quinto anno consecutivo, prosegue l’incremento del lavoro a tempo pieno (+473 mila, +2,4%) e si accentua la riduzione di quello a tempo parziale (-288 mila, -7,1%).
Si riduce, invece, com’è ormai da quattro anni, il numero di persone in cerca di occupazione (-88 mila, -5,3% in un anno) che scende a 1 milione 576 mila; rimane pressoché stabile la quota dei disoccupati di lunga durata (50,3%). Il tasso di disoccupazione cala al 6,1% (-0,4 punti rispetto al 2024).
A livello territoriale, il Nordovest si distingue sia per numero di occupati che per il relativo tasso di occupazione. La Lombardia ha chiuso il 2025 con oltre 4,56 milioni di occupati e un tasso di occupazione, pari a 69,6%, tra i più alti d’Italia. Ma sono messe molto bene sia il Piemonte sia la Liguria: il primo annovera 1,89 milioni di occupati per un tasso del 68,9%, mentre la seconda conta su 651mila occupati e un tasso del 68,8%, tutti ben al di sopra della media italiana che è pari al 62,5%.
A livello, invece, provinciale, Milano, con i suoi quasi 1,57 milioni di occupati (più di un terzo di tutta Lombardia) e un tasso di occupazione del 72,8% non ha rivali; ma sono ben messe anche le province di Cuneo (72,6% di tasso occupazionale), Verbano Cusio Ossola (71.6%), Asti (70,8%) e Genova (70,7%).
Cosa ci aspetta, prospettive meno rosee
Il quadro tracciato dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, che ha elaborato le previsioni occupazionali per il mese di marzo e del trimestre, non è dei più rosei. Le imprese prevedono di attivare nel mese di marzo 479mila contratti (3 su 10 rivolti ai giovani) e oltre 1,5 milioni nel trimestre marzo-maggio. Rispetto alle previsioni di un anno fa, si registra una diminuzione di 13mila unità (-2,7%) e di 25 mila unità rispetto allo stesso trimestre del 2025 (-1,6%).
Si tratta di una flessione che riguarda quasi tutti i comparti, con l’eccezione dei servizi di alloggio, ristorazione e turistici (+3,5% nel mese e +3,2% nel trimestre) e dei servizi alle persone (+1,7% nel mese e +1,1% nel trimestre). A registrare il maggior calo sono le previsioni di entrata nel settore primario (-2,6% nel mese e -1% nel trimestre), nel manifatturiero (-6% nel mese e -5,1% nel trimestre) e nel commercio (-6,8% nel mese e -4,9% nel trimestre).
Il 45,3% delle entrate programmate risulta di difficile reperimento. La principale motivazione indicata dalle imprese è la mancanza di candidati (27,5%), seguita dalla mancanza di competenze adeguate (14%). Le difficoltà risultano più elevate nei comparti delle costruzioni (62,7% dei profili ricercati), della metallurgia (61%) e del legno-arredo (57,2%).
Il lavoro in somministrazione
Interessanti i dati che arrivano sul fronte del lavoro interinale. Secondo il recente Rapporto Censis-Assosomm, infatti, «le agenzie per il lavoro si inseriscono come punto d’incontro tra chi cerca un impiego e le aziende che necessitano di personale, rappresentando così un importante strumento per ridurre il gap tra domanda e offerta di lavoro».
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2024, a livello nazionale, sono stati attivati 13.274.092 contratti di lavoro: di questi, circa uno su 10 è stato stipulato in somministrazione (10,3%).
A livello territoriale, nel 2024, i valori più alti relativi alla somministrazione, sono localizzati nell’area settentrionale, caratterizzata da un tessuto industriale dinamico e da una forte presenza di servizi avanzati. «Il Nord-Ovest mantiene la posizione di rilievo – si legge nel rapporto – incidendo in misura maggiore rispetto alle altre aree sia sul totale delle assunzioni in somministrazione, con una quota del 39,1%, che sulle assunzioni nel complesso, con il 17,1%». A livello regionale emerge il primato della Lombardia, che rappresenta il 26,5% delle assunzioni in somministrazione registrate nel Paese nel 2024, equivalenti a 255.405 unità.
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