di Micol Baronio
La melatonina non dovrebbe essere considerata soltanto una sostanza utile per dormire. Secondo il dottor Savino Marroccoli, medico chirurgo ed esperto del metodo Pierpaoli, il suo compito principale sarebbe quello di sostenere l’attività della ghiandola pineale, una piccola struttura del cervello che partecipa alla regolazione dei ritmi biologici e dell’intero equilibrio neuroendocrino. Il medico ricorda che per molto tempo la pineale è stata ritenuta una ghiandola quasi inutile, destinata progressivamente a calcificarsi. Gli studi portati avanti dal professor Walter Pierpaoli avrebbero invece mostrato un suo possibile coinvolgimento nella regolazione dell’immunità, della vitalità, della funzione tiroidea e dell’attività delle gonadi. Negli studi citati da Marroccoli, la somministrazione di melatonina e il trapianto della ghiandola pineale negli animali anziani avrebbero prodotto modificazioni favorevoli in diversi tessuti, con particolare evidenza nella tiroide, nelle ovaie e nei testicoli.
La produzione di melatonina segue un ritmo preciso. Aumenta con il buio, raggiunge il suo massimo indicativamente tra l’una e le tre di notte e diminuisce con l’arrivo della luce. Secondo il medico, la quantità prodotta naturalmente cresce fino alla prima età adulta, raggiungendo il picco intorno ai 22-23 anni, per poi ridursi gradualmente. Dopo i quarant’anni la secrezione notturna sarebbe sensibilmente inferiore rispetto a quella giovanile. Il primo consiglio riguarda quindi il rispetto dell’alternanza naturale tra luce e buio. Durante il giorno bisognerebbe esporsi il più possibile alla luce naturale, specialmente nelle ore centrali, evitando di trascorrere l’intera giornata in ambienti chiusi. La luce diurna, infatti, contribuirebbe a “caricare” il sistema che consentirà alla pineale di lavorare durante la notte. La sera dovrebbe accadere l’opposto.
Marroccoli invita a ridurre l’esposizione agli schermi di telefoni, computer e televisori e a dormire in una stanza realmente buia. Anche a occhi chiusi, precisa, la luce continuerebbe a esercitare uno stimolo sui sistemi fotorecettoriali. Sarebbe quindi opportuno eliminare display luminosi, orologi elettronici e cellulari vicino al letto. Quando non è possibile oscurare completamente la camera, il medico suggerisce l’utilizzo di una mascherina. Anche il silenzio favorirebbe il lavoro notturno della pineale.
Per quanto riguarda l’integrazione, Marroccoli distingue la comune melatonina dalle formulazioni studiate per riprodurre il picco fisiologico notturno. Nei lavori citati, già dosaggi ridotti sarebbero sufficienti a generare un picco, mentre Pierpaoli aveva indicato una quantità di 3 milligrammi per garantirne l’effetto dopo l’assunzione orale. Il medico sottolinea però che non conta soltanto la quantità: una semplice formulazione a lento rilascio non sarebbe necessariamente sovrapponibile a quella con un vero picco notturno.
Un altro punto centrale è il rapporto con la tiroide. Secondo Marroccoli, la pineale dialogherebbe con ipotalamo e ipofisi, influenzando la produzione degli ormoni che regolano l’attività tiroidea. Per questo disturbi del sonno, stanchezza, rigidità, difficoltà nel controllo del peso, gonfiore e nebbia mentale non dovrebbero essere valutati isolatamente. Il medico mette però in guardia dalle generalizzazioni. La melatonina non risolve automaticamente ogni insonnia e l’eventuale utilizzo di ormoni tiroidei non può essere proposto a tutti. Occorre valutare il singolo paziente, i sintomi, gli esami e la risposta clinica. L’obiettivo, conclude, non è allungare la vita a ogni costo, ma mantenere più a lungo possibile energia, elasticità, qualità del sonno e capacità di adattamento.